Il finto calciatore della Juventus: Fernandes come il «Kaiser» Raposo


Fernandes oggi, come Raposo negli anni ’80? S, perch le bugie avranno anche le gambe corte ma nulla vieta di ripeterle – in circostanze pi o meno simili – anche distanza di decenni. Dionicio Farid Fernandes si era messo in posa con la sua casacca juventina – pizzetto volitivo, sguardo nemmeno troppo simpatico -; aveva scattato foto, firmato autografi, raccontato in interviste e fatto credere. Di essere – a 19 anni – un talento delle giovanili della Juve; prossimo all’esordio in prima squadra fra serie A e Champions. Il bello del brutto? che gli avevano creduto in almeno 16mila. Tanti i followers su Instagram di Fernandes, messicano neo prodigio del vorrei ma non posso (eppure me lo invento), spacciatosi per un talento emergente del calcio internazionale fino a carpire l’attenzione e i like di migliaia di tifosi. Prima che, pochi giorni fa, qualche investigatore dilettante (e la Juve) intervenissero a troncare quella storiella di confine. Fra la truffa e la burla ridicola. Originale e bizzarro? Ne l’uno, ne l’altro.

A fare molto meglio, con dinamiche anche pi surreali, era stato vent’anni fa il Kaiser. No, non Guglielmo di Hohenzollern e nemmeno Franz Beckenbauer ma lui: Carlos Henrique Raposo (classe 1963), ricciolo alla Copacabana, andatura molleggiata alla Renato Portaluppi. Il falso fuoriclasse.


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Un difensore «pungente»


La sua , ancora oggi, una storia ineguagliata. Di balle, millanterie, artifici, coperture, figurine (dei calciatori) e figuracce. Agli inizi degli anni ’80 Raposo – sorriso accattivante e parlantina sciolta – era uno dei tanti ragazzotti che frequentava la spiaggia (e le feste) della sua Rio de Janeiro. Fra belle ragazze, tanti aspiranti calciatori, qualche futuro professionista e (rari) prossimi fuoriclasse. Lui no. Lui pare non fosse in grado nemmeno di palleggiare correttamente. Ma aveva una dote innata (la faccia tosta) e aveva capito due cose: come raccontarle belle grosse e come accedere al salotto buono del calcio nazionale. Tramite le amicizie. Oggi Raposo ha 55 anni e dice di gestire una palestra, definendosi personal trainer. Sulla sua storia – e con le testimonianze di campioni come Zico, Bebeto e tanti altri – il regista inglese Louis Myles ha girato Kaiser, un docu-film uscito a primavera. Un grande idea: pi fiction di cos…

Fra una festa (con costosi vestiti in prestito) e un amico (pare anche Edmundo, Romario e Rocha) una samba e un favore, una bugia e qualche provino millantato da attaccante, per quasi un ventennio, riusc a spillare consistenti ingaggi in giro per il mondo…Senza mai giocare al calcio. Dopo un provino al Puebla (giocando una sola gara) a vent’anni si ritrov nel prestigioso Botafogo, sviluppando una sua tattica. Visto che non sapeva giocare – ma prima o poi sarebbe stato chiamato a farlo da professionista – Raposo firmava contratti di sei mesi, poi al primo allenamento diceva di non essere in forma e di dover seguire per almeno due settimane le indicazioni del suo (misterioso) trainer individuale. Quando gli allenatori volevano vederlo all’opera lui convinceva un compagno a dargli una pedata in allenamento. E via con un nuovo infortunio…And avanti cos, di mese in mese; di anno in anno, cambiando piazza ogni volta che i nodi arrivavano al pettine. Non disdegnando di ammorbidire e sviare anche la potente stampa locale con feste e festini. Un tattica che lo port addirittura al Flamengo, poi al Fluminese e (fra le altre) anche al Vasco da Gama.

I most shocking moments? Due su tutti. Al Bangu nel 1989, di fronte alle insistenti richieste del presidente in tribuna che ne ordinava – via walkie-talkie – l’ingresso in campo, Carlos dalla panca scelse un avversario e.. inizi a insultarlo per fomentare la rissa ed essere espulso. Esordio rinviato. Anche al Bangu: 0 presenze e 0 reti. Un’altra delle sue perle fu pescata in Corsica. Presentazione all’Ajaccio, stadio gremito per la nuova star carioca, tanti palloni pronti per l’allenamento e… …L ho capito che quel giorno avrei dovuto allenarmi sul serio e avevo paura che avrebbero scoperto che non sapevo giocare – ha raccontato lui stesso in tv nel 2011 -. Cos, con la folla impazzita, ho iniziato a lanciare ai tifosi tutti i palloni, mentre mandavo baci. Alla fine sul campo non c’erano pi.. E la squadra si limitata all’allenamento fisico. Ma come: meglio sudare e correre che tirare quattro calci al pallone? Potere delle bugie…

15 ottobre 2018 (modifica il 15 ottobre 2018 | 16:19)

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