Il blackout è sempre dietro l’angolo, così i nerazzurri si rovinano le serie


Vecchio cinema Inter. Il film non andava in onda da un po’, ma un grande classico. Blackout nerazzurro un titolo mai fuori moda. Cambiano allenatori e giocatori, per il vizio di staccare la spina di colpo, dopo una serie positiva, l’Inter proprio non riesce a perderlo. Nella passata stagione Luciano Spalletti part senza sconfitte nelle prime 17 partite, poi il crollo in casa con l’Udinese, seguito dai k.o. con Sassuolo e Milan, in Coppa Italia. Da l un sali e scendi fino alla qualificazione soffertissima in Champions.

Prima di Spalletti toccato a Stefano Pioli. Infil una serie di nove vittorie tra campionato e Europa League, era tornato in corsa per un posto in Champions, lanciatissimo. Il tracollo inizi con l’eliminazione in Coppa Italia con la Lazio, il tecnico fu poi esonerato a tre giornate dalla fine e non entr in Europa. Neppure all’attuale c.t. Roberto Mancini and meglio. Nel 2015-2016, la sua ultima stagione nerazzurra, chiuse il girone d’andata al secondo posto, a pari punti con la Juve, poi perse con il Sassuolo e si sfald, terminando quarto. Purtroppo la sconfitta con l’Atalanta ci dice che i nostri blackout non sono scomparsi ma si sono solo diradati, l’ammissione di Spalletti dopo il 4-1, il k.o. pi pesante della sua gestione. Aveva ragione una settimana fa a evocare il Vampiro di Appiano, un mostro che succhia anima e carattere ai nerazzurri.

L’Inter quando perde lo fa in modo cos accentuato da rimettere in discussione ogni certezza. L’anno scorso Spalletti, dopo la prima sconfitta interna con l’Udinese, rest senza vincere per otto partite. Rialzare la squadra fu un’impresa. La grande paura ora che possa ripetersi un periodo di altalena. Dobbiamo dare ai nostri tifosi una squadra solida, con un carattere definito, si deve riconoscere il marchio Inter. Tutti ci accostano alla Juve, ma siamo partiti da troppo indietro rispetto a loro. Non questione di una partita ma di forza caratteriale e strutturale, di abitudine alle vittorie e a certi livelli. Un’abitudine che l’Inter sta ancora inseguendo e che magari potr aiutare a costruire l’arrivo dell’ex ad della Juventus Beppe Marotta. Ho voglia di ricominciare. L’Inter? Sono in un periodo sabbatico, ma l’asse Torino-Milano ci sta. Squadre straniere? Mi cercano, ma io il mio contributo voglio darlo in Italia.

La sosta (con ben 12 giocatori convocati) non aiuta l’Inter, il calendario per offre un rientro morbido contro il Frosinone. Poi due settimane in cui si decider molto con Tottenham, Roma, Juve e Psv. A Bergamo ho sbagliato delle scelte, poi la partita con il Barcellona ha pesato. Comunque il mio giudizio sull’Inter molto buono, il mea culpa di Spalletti. La corrente va riattaccata in fretta, il rischio che la paura lasci tutti al buio.

12 novembre 2018 (modifica il 12 novembre 2018 | 22:26)

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