I soldi ci sono, lo Stato li perde


Per la stragrande maggioranza dei Comuni italiani l’articolo 1, commi 107-114, della legge di Bilancio, una piccola boccata d’ossigeno. Un impercettibile spiraglio di luce nel panorama spesso grigio dei bilanci delle amministrazioni locali. Non certo quella manna prodigiosa piovuta all’improvviso dal cielo di Roma. E grazie alla lungimiranza del governo, come traspariva dalle parole del leader della Lega e ministro dell’Interno Matteo Salvini. Ma che cosa prevede questo poco discusso passaggio di una manovra economica gi recessiva nei suoi numeri? Una legge di Bilancio che ha sacrificato gli investimenti per rientrare, momentaneamente, nelle regole europee?


Ai Comuni italiani, esclusi quelli grandi, vengono dati 400 milioni. Si tratta di pocket money. Spiccioli. Quarantamila euro alle amministrazioni con popolazione inferiore ai 2 mila abitanti. Cinquantamila a chi ne ha tra 2 e 5 mila. Settantamila ai centri con una popolazione compresa tra 5 e 10 mila. Infine, centomila euro alle citt comprese tra 10 e 20 mila abitanti. I Comuni beneficiari, secondo la normativa, devono spenderli subito per finanziare uno o pi lavori pubblici allo scopo di mettere in sicurezza il territorio. I cantieri devono essere aperti entro il 15 maggio. Altrimenti i finanziamenti, erogati in due tranche, potranno essere revocati, gi entro il 15 giugno, privilegiando le amministrazioni dei Comuni pi efficienti e tempestivi. Per la verit esiste gi un altro fondo di finanziamento dei lavori in edifici pubblici per ragioni di sicurezza varato dal precedente governo. Si tratta di 350 milioni assegnati con criteri che dovrebbero favorire le amministrazioni con necessit pi impellenti e ridotti avanzi di bilancio.

Si dir: ma perch quell’oscuro comma della legge di Bilancio 2019 cos importante vista l’esiguit dell’importo? Perch la cartina di tornasole dei criteri del governo nei finanziamenti pubblici. Difficile che i fondi possano essere revocati. Sarebbe un po’ come chiedere la restituzione di un reddito di cittadinanza a un comune povero. Ma se, nella prossima primavera, in una miriade di centri piccoli e medi — le grandi metropoli sono escluse — si moltiplicheranno manutenzioni, ripristini, coperture di buche, ebbene sar il segno visibile di un Paese che si riprende. Lo Stato che dimostra di esserci. Anche per mettere a posto il marciapiede sotto casa. O rinforzare l’argine del torrente che lambisce il quartiere, la frazione. Se per i finanziamenti si disperderanno in mille rivoli o saranno usati soltanto per integrare spese gi decise, dovremmo constatare — per l’ennesima volta — che dare un po’ a tutti serve poco o a nulla.

La norma poi rivelatrice della filosofia, anche elettorale, di Lega e Cinque Stelle. Il loro ragionamento il seguente: il centrosinistra privilegia le grandi metropoli, noi i piccoli centri, l’altra Italia, quella dal basso. E non un caso che la maggioranza gialloverde abbia esordito cancellando il piano periferie studiato dall’allora ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. Quei lavori erano gi stati progettati e finanziati. I cantieri si sarebbero aperti velocemente. Con un impulso non disprezzabile agli investimenti pubblici. Si pu fare sviluppo anche non distruggendo le buone idee degli avversari. Ma tant’.

Con le ultime leggi di Bilancio si per di fatto superato il patto di stabilit interno. Ovvero la cassa libera per quei comuni che hanno i conti a posto — e non hanno una quota di avanzi ancora bloccata — pu essere impegnata in finanziamenti di pubblica utilit. La stima che si possa disporre di un surplus di capacit di spesa di 13 miliardi in pi anni. Anche una sentenza della Corte costituzionale ha contribuito ad accrescere la libert di bilancio dei Comuni meglio amministrati. Ci fa crescere la possibilit che finalmente nel 2019 si possa invertire il ciclo negativo dei finanziamenti pubblici. Lo scorso anno si prevedeva di aumentarli in misura considerevole, tra i due e tre miliardi. La stima sul consuntivo 2018, in via di elaborazione da parte della Ragioneria dello Stato, registra una flessione di qualche centinaio di milioni. Poteva andare peggio.

L’Anci, l’Associazione che riunisce i comuni italiani, prudente. Troppi passaggi burocratici. Alcune Regioni sono lentissime. Un esempio significativo quello degli interventi di edilizia scolastica. La raccolta delle firme pu richiedere fino a un anno e mezzo. E poi magari si lasciano solo sei mesi ai Comuni per progettare e avviare i lavori. In diverse situazioni, anche in centri medio grandi, c’ scarsit di personale tecnico, enormi difficolt di progettazione. Il Codice degli appalti ha paralizzato molte amministrazioni. Secondo i dati Ifel-Anci, nel periodo 2010-17, gli investimenti fissi lordi dei comuni sono diminuiti del 37,2 per cento in termini di impegni e del 29,2 per cento sul versante dei pagamenti. La legge di Bilancio 2019 ha istituito una struttura di supporto presso la Presidenza del Consiglio per aiutare gli enti locali nella progettazione, coinvolgendo anche InvestItalia. La soglia degli affidamenti diretti stata elevata a 150 mila euro. La Cassa depositi e prestiti, nel suo piano triennale, si impegnata a creare una nuova unit, Cdp Infrastrutture, per affiancare la Pubblica amministrazione nella programmazione, progettazione, sviluppo e finanziamento delle opere .

I dati al 31 ottobre 2018 sul monitoraggio delle politiche di coesione europee, nel periodo 2014-2020, sono illuminanti sulla nostra difficolt, a volte incapacit, di investire i soldi che pure sono stati stanziati. Il totale delle risorse disponibili, tra fondi europei e cofinanziamento italiano, supera gli 80 miliardi. Solo per i due principali programmi (Fesr, Fondo europeo per lo sviluppo regionale, e Fse, Fondo sociale europeo per promuovere l’occupazione), che ammontano complessivamente a 55 miliardi, il grado di avanzamento dei progetti era in media del 32 per cento e la cifra spesa appena del 12,62 per cento. Nelle Regioni del Sud, che ne avrebbero maggior bisogno, siamo al 7,69 per cento. In Sicilia al 2 per cento. E il 2020 l’anno prossimo. Se non si spendono i fondi si rischia di perderli. Alla fine del 2018 sono finiti nel nulla tre programmi per complessivi 61,25 milioni di euro. Spariti per lentezza, distrazione, sciatteria.

11 febbraio 2019 (modifica il 11 febbraio 2019 | 08:27)

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