“I dati degli utenti usati per business, non innovazione” –


Caro Direttore Mario Calabresi,
dopo lo spazio lasciato a Mark Zuckerberg su La Repubblica di oggi vorremmo poter contribuire al dibattito, sensibile per milioni di persone e per il nostro futuro di cittadini consapevoli.

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I dati degli utenti sono il valore fondante dei nuovi mercati digitali e più ampiamente delle società moderne, è rilevante utilizzarli per produrre benefici. Benefici che devono ricadere soprattutto sulle persone, i soggetti proprietari dei dati, noi.

Facebook usa questi dati per alimentare il proprio modello di business, non inconsapevolmente, non in modo collaterale alla propria attività. L’utilizzo dei dati è IL modello di business. “We run ads, Senator”. Un modello gestito e sviluppato in modo schiacciante, senza alcun rispetto delle leggi, in particolare quelle Europee. Perché il punto è che Facebook non è una startup, non più: è ormai un monopolio sovranazionale.

La favola della consapevolezza con cui chi si iscrive a Facebook e accetta di concedere l’utilizzo dei propri dati sa che cosa succederà è ben svelata da Time: il racconto del 17 gennaio scorso dell’investitore della Silicon Valley Roger Mcnamee dischiude molte criticità sul fronte del (non) rispetto della privacy, della scarsissima consapevolezza che gli utenti posso avere data la complessità della piattaforma e la sua natura.

All’inizio degli anni 2000 il favore concesso alle startup era parte di un processo di rottura dell’ecosistema esistente con una scommessa: il valore che si andrà a costruire sarà ripartito tra tutti i soggetti – utenti compresi. Si sperimenta anche concedendo, la posta in gioco è stata più informazione, più servizi innovativi, più crescita. Quel trend si è però purtroppo interrotto. Oggi i benefici economici ricadono unicamente su mr Zuckerberg. In cambio non c’è più innovazione, il valore aggiunto scaricato a valle, in maniera direttamente proporzionale all’esponenziale consolidamento della posizione di dominio da parte di Facebook, risulta ridotto a lumicino nonostante l’evoluzione tecnologica.

È urgente un ribilanciamento del sistema che altrimenti andrà a collassare. I Paesi e le loro legislazioni non sono più in grado di guidare contenendo le irregolarità commesse nel tempo dai colossi ultranazionali. Le recenti multe erogate dalle autorità proposte alla vigilanza in alcuni Paesi sono importanti, ma una goccia nell’oceano. Le violazioni sono sempre più ricorrenti. I data-breach e le pratiche commerciali scorrette pre e post legislazione Gdpr hanno coinvolto e toccano masse consistenti di consumatori.

Proprio per questo continueremo ad intensificare la nostra azione su due livelli: il primo, potenziando le nostre attività di contrasto rispetto a violazioni evidenti e francamente inaccettabili della nostra privacy – l’esperienza avviata con la class action di Altroconsumo contro Facebook in quattro Paesi europei è un buon esempio; il secondo è anche più rilevante e strategico: siamo pronti a collaborare con i principali attori del mercato aperti al futuro, per promuovere un ecosistema digitale più sostenibile, caratterizzato non solo dal rispetto dei diritti dei consumatori ma anche da una più equa distribuzione dei benefici. La vera innovazione deve portare utili e sviluppo ai consumatori finali, ai cittadini, alle Persone, senza i cui dati oggi non è possibile investire in alcun prodotto o servizio. Lo dobbiamo ai nostri figli.

*Direttore Euroconsumers – Altroconsumo

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Mario Calabresi
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