I campioni ci sono. Ma chi decide?


Nei giorni scorsi la Lu-ve, societ con base a Varese, ha acquisito un pezzo dell’americana Alfa Lavel. E diventa cos il terzo gruppo mondiale, e il secondo in Europa, nel settore della refrigerazione industriale. Un segnale di quel made in Italy a cui piace andare controcorrente o che rappresenta questa forma evoluta, che conserva i centri decisionali nel Paese ma si rafforzato in questi anni. diventato sempre pi integrato con il resto del mondo, in grado di resistere alle oscillazioni dell’euro, di finanziarsi sui mercati obbligazionari. E di conquistare posizioni di leadership. Un elenco di societ pi lungo di quanto sembri, e un campione rappresentativo quello rappresentato dal gruppo Elite della Borsa Italiana. Nomi, storie d’impresa. Oppure dai 500 campioni individuati da ItalyPost, in collaborazione con l’Economia e che sono stati in grado negli anni della crisi di crescere ad un ritmo del 7 per cento annuo. Un tessuto che ha fato dell’export, con quote che arrivano all’80%, la propria linea di resilienza alle incertezze del Paese. E dell’innovazione la propria capacit di restare competitivi. E poi ci sono i nomi di Luxottica, ora integrata con la francese Essilor, di Campari, di Prysmian, di Interpump. Elenchi solo indicativi e incompleti, naturalmente.

Il punto, dunque — e la Confindustria, nelle sue espressioni centrali e territoriali, ha mostrato sempre pi attenzione verso questo cambiamento — come fare in modo che queste imprese lavorino sempre di pi in rete. Rappresentino la trama e l’ordito di un tessuto. Dove gli strappi degli acquisti da parte di gruppi esteri non finiscano con il confinare il made in Italy alle nicchie. Certo, molti acquisti da parte di gruppi internazionali, si pensi ai marchi della moda da parte dei francesi, alla fine hanno rappresentato una crescita ulteriore per le griffe italiane. Ma il nodo dei centri decisionali resta fondamentale. E in questo solo la collaborazione tra aziende, centri di ricerca, istituzioni, potr garantire che il made in Italy sia in grado di conquistare, come pu certamente fare, posizioni di leadership e non solo resistere. Basta ricordare quando l’euro era a quota 1,40. L’export poteva perdere terreno, invece le imprese italiane si sono adattate. E hanno guadagnato quote di mercato.

20 dicembre 2018 (modifica il 20 dicembre 2018 | 09:58)

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