Great Place to Work: il lavoro perfetto è (soprattutto) «agile» e «flessibile»


La maggior parte delle ricerche sul clima organizzativo in azienda non composta solo da domande quantitative (ossia con scala di risposta chiusa), ma include anche alcune domande aperte, di solito poste a fine questionario, che consentono ai rispondenti di precisare alcuni punti o di aggiungere temi non coperti dalle domande chiuse. Great Place to Work non fa eccezione e al termine del questionario si trovano infatti le seguenti due domande:
1) C’ qualcosa di unico o speciale in questa azienda, che ne fa un eccellente ambiente di lavoro?
2) Se potesse cambiare una cosa di questa azienda, per renderla un ambiente di lavoro migliore, cosa cambierebbe?
Queste domande sono facoltative e normalmente poco pi di met dei rispondenti sceglie di esprimere un commento a fine questionario.

Entusiasti e critici

La domanda che dobbiamo porci quindi: chi sono gli autori di questi commenti?
Generalizzando, possiamo dividerli in due macro-categorie polarizzate: gli entusiasti e i critici. I primi sono i sostenitori dell’azienda, felici di esprimere la propria soddisfazione professionale aggiungendo dettagli a fine survey , mentre i secondi vedono nella domanda finale un modo per precisare meglio le proprie critiche, o semplicemente per rincarare la dose. I rispondenti che non esprimono opinioni particolarmente positive o negative nella parte quantitativa sono invece quelli che con pi probabilit saltano le domande aperte. La lettura dei commenti scritti quindi un ottimo modo per comprendere meglio i dati.

Flessibilit

Quest’anno abbiamo provato ad analizzare i circa ottomila commenti registrati dalle 50 Best Italian companies, utilizzando un software con intelligenza artificiale, capace di digerire migliaia di testi e di restituire risultati in cluster tematici.
Il risultato per la domanda 1 (quella che chiede gli aspetti positivi) molto chiaro: ben una risposta su sette tratta il tema della flessibilit, declinata in vari modi (smartworking, orari di lavoro, disponibilit dell’azienda ad andare incontro alle esigenze familiari). Per intenderci: ci significa che chi lavora in una delle 50 migliori aziende italiane sottolinea come la flessibilit sia l’aspetto principale che rende il proprio posto di lavoro un best workplace. I profili demografici che pi marcatamente scelgono di parlare di flessibilit sono le donne e i giovani sotto i 34 anni.

In cima ai pensieri

Passando ad analizzare la seconda domanda, sugli aspetti migliorabili, troviamo un risultato molto interessante: il tema pi trattato da circa un rispondente su 7, soprattutto donne e persone fra 35 e 44 anni, la flessibilit.
Avete letto bene: fra i rispondenti delle 50 migliori aziende italiane, la percentuale di persone che ritiene che la flessibilit lavorativa sia l’aspetto pi positivo della propria azienda uguale alla percentuale di rispondenti che pensa che la propria azienda debba migliorare su questo aspetto. Questo risultato non contradditorio: significa semplicemente che la flessibilit talmente importante per i lavoratori, da essere sempre top of mind , in cima ai pensieri, nel bene (quando l’azienda la garantisce) come nel male (quando, anche in un conteso generalmente positivo, non ritenuta sufficiente). Sembra quindi che uno dei segreti per entrare nel novero delle migliori aziende del Paese sia quello di garantire ai collaboratori la possibilit di lavorare in modo smart e di gestire con semplicit gli obblighi extra-lavorativi.

*Presidente di Great Place to Work Italia


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