Gratis con Il Mattino il musical su Pino –


Pino Daniele, passione e nostalgia. «Musicanti» è il cd che «Il Mattino» distribuirà dopodomani, allegandolo gratis al quotidiano per Napoli e provincia. Nella colonna sonora del musical (debutto il 7 dicembre), un gruppo di voci alle prese con 26 brani di Pino. 

Più passa il tempo, più ci accorgiamo di quanto ci manchi Pino Daniele, e non è solo un dato sentimentale. Ci manca, ad esempio, l’unica koinè comune disponibile, dettata da un pugno di dischi illuminanti, ribelli, veraci, inattesi, venuti a dividere e non a unire, oggi decantati da tutti con tono anodino, santificante, normalizzante. Come succede con De André, com’è successo con tanti geni scomodi, si prova a ricondurre il Lazzaro Felice al compito di mero intrattenitore, di padre della patria-nazione napoletana, dimenticando quanto la città, e la sua presunta intellighentia, lo abbiano fatto soffrire.

Tutto questo non c’entra nulla con «Musicanti», ma viene in mente nell’ascoltare in anteprima il cd che «Il Mattino» regalerà dopodomani ai suoi lettori, allegandolo gratis alla copia del quotidiano, in un’offerta valida solo per Napoli e provincia. Nella colonna sonora del musical, atteso al debutto nazionale il 7 dicembre al Palapartenope, un variegato gruppo di voci si misura con ventisei brani del canzoniere del Mascalzone Latino, cuciti dentro la storia di Antonio che torna a Napoli dopo 25 anni per un’eredità e trasforma il suo odio per la città in amore, lottando al fianco dei musicanti del titolo per non chiudere il locale lasciatogli dal padre, che si chiama Uè Man. Attorno a lui Donna Cuncetta, sì proprio lei, un artista di strada mulatto, la cameriera-cantante del club, l’amico Teresina (sì, proprio quello/a di «Chillo è nu bravo guaglione»), o Scic, Dummi’…

Il sound è una spietata madeleine pinodanieliana e non poteva essere diversamente visto che a produrre il tutto c’è Fabio Massimo Colasanti, al fianco del suonautore dal 1997 («Dimmi cosa succede sulla terra») sino alla fine, motore del progetto con Sergio De Angelis, che del bluesman fu a lungo avvocato. Fabio Massimo suona la chitarra con filologica devozione e su quella strada guida una band che, almeno su disco, è anch’essa di antica fede e militanza: Alfredo Golino alla batteria, Hossam Ramzy alle percussioni, Elisabetta Serio alle tastiere… La nostalgia canaglia colpisce al cuore quando il groove di «A me me piace o blues» ti riporta dove ti deve riportare, quando «Terra mia» riempie delicata l’aria in una vicenda ambientata in pieno centro storico, dove la leggenda di Pinotto è nata. Dove la leggenda di Pinotto non si confonde con gli spacciatori di pulcinellini, leggende neoborboniche, libelli pseudoidentitari. Dove la leggenda di Pinotto torna viva ogni qual volta uno scugnizzo sceglie di intonare «Napule è» invece dell’ultimo tormentino trap.

Gli assoli, i riff, i tappeti, le melodie… tra tante cover band in circolazione quella di «Musicanti» detta legge, non chiedendo però ai cantanti di farsi cloni. Non siamo a «Tale e quale», per fortuna, anche se il rispetto per l’inarrivabile modello originale è massimo. Noemi Smorra e Leandro Amato dividono «Bella mbriana», «Napule è» è affidata ancora alla Smorra con Alessandro D’Auria, ma c’è da aspettarsi che in teatro diventi esorcismo corale, messaggio d’amore consapevole che l’assenza è sempre un assedio, spietato e inutile. Pietro Pignatelli, che nel primo «C’era una volta… Scugnizzi» c’era e faceva il cattivo, si misura con «Chi tene o mare», Francesco Viglietti scende per le scale di «Quanno chiove». Maria Letizia Gorga è Donna Cuncetta, grumo nero come il tuppo in testa, canzone del disincanto, che sa che «’o tiempo d”e cerase è già finito», anche se sembrava appena iniziato. Simona Capozzi continua una gloriosa famiglia d’arte canora sussurando sensuale «… E cerca e me capi’». Ciro Capozzi riporta nei vicoli e «vicino o puorto» «Cammina cammina». E noi, si intende.

Le scene, il testo-pretesto (di Alessandra della Guardia e Urbano Lione), la regia (di Pino Oliviero) daranno corpo al musical che sa che Pino Daniele era, e resterà sempre e comunque, «Tutta n’ata storia», come da ultima canzone in scaletta, che proverà a lenire le ferite aperte dei «Lazzari felici», come da penultima canzone in una scaletta che inizia con «Maggio se ne va» e che sa quanto sia amara la «Terra mia», non a caso intonata in coro, per dividere pene, dolori, blues.

Intanto in via Pino Daniele, a due passi da Santa Maria La Nova, qualcuno spiega ai turisti sempre più numerosi che i musicanti non sono statuine per presepi di plastica, ma «zingare, carne e sudore», Pinotto l’aveva imparato da don Raffaele Viviani, Masaniello come lui.

Ps. Nel cd c’è anche un coupon per lo sconto del 20% sull’acquisto di un massimo di quattro biglietti per gli spettacoli.


Domenica 25 Novembre 2018, 17:02
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