Grandi opere, piano per il maxi-polo Al lavoro Salini, Astaldi e la Cdp


Inizia a prendere forma l’operazione di sistema per mettere in sicurezza il settore delle grandi opere, dove una dopo l’altra le grandi aziende tricolori stanno alzando bandiera bianca. Il lavoro si starebbe concentrando su uno schema di massima che ha l’obiettivo di consolidare il settore in un polo che verrebbe creato sotto la Salini Impregilo, leader italiano delle grandi opere.

Uno schema che poggia su tre gambe — privato, banche e pubblico — con il coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti, che si articolerebbe in diversi step. Il primo il salvataggio di Astaldi, finita in concordato preventivo ad ottobre, che con i suoi 3 miliardi di euro di commesse pubbliche rappresenta la principale preoccupazione per l’effettiva realizzazione delle opere ed ha appena chiesto una proroga di due mesi per presentare un piano di rientro ai creditori. Discorso simile a quello di Condotte, in amministrazione straordinaria, che ha in pancia commesse e partecipazioni strategiche come il Terzo Valico di Genova — il cui rifinanziamento stato appena sbloccato dal governo — il tunnel di Firenze per l’Alta velocit e il Mose di Venezia.

Il lavoro sta procedendo su due fronti. Il primo coinvolge Astaldi, con gli advisor Vitale& Associati e Rothschild, e le banche. Sul tavolo c’ sempre l’interesse dei giapponesi di Ihi, che all’inizio di gennaio dovrebbero presentare un’offerta vincolante. Tuttavia l’idea di risolvere non solo i problemi di Astaldi ma quelli dell’intero settore sta diventando prioritaria. Gli istituti di credito, con capofila Intesa Sanpaolo e Unicredit, starebbero valutando la possibilit di convertire una parte dei crediti per far decollare l’operazione, supportata dal governo preoccupato per lo stato dei cantieri. Nel piano sono coinvolte le strutture tecniche di tre ministeri (Tesoro, Trasporti e Sviluppo economico) che starebbero valutando la fattibilit tenendo in considerazione le ricadute sociali (l’occupazione) e finanziarie (Astaldi e il gruppo cooperativo Cmc hanno bond sul mercato che non riescono a rimborsare). Sarebbe allo studio anche una riformulazione del codice degli appalti.

Sull’altro fronte sono impegnate invece Salini-Impregilo insieme alla Cassa depositi che nei giorni scorsi hanno firmato uno schema di lavoro. Il gruppo guidato da Pietro Salini e Cdp condividono gi il piano per la ricostruzione del Ponte di Genova, in cui la Cassa partecipa attraverso la controllata Fincantieri. L’operazione di salvataggio di Astaldi prevederebbe in seconda battuta l’ingresso nel perimetro di alcune commesse di Condotte in Italia. L’ipotesi contiene alcuni ostacoli. I vertici di Astaldi starebbero spingendo per la soluzione Ihi, che dovrebbe mettere sul piatto almeno 600 milioni nell’ambito di un rafforzamento patrimoniale da circa 2 miliardi, e confermerebbe al vertice Paolo Astaldi. Anche a Salini servirebbe per un rafforzamento di capitale per sostenere l’intera operazione e il primo azionista Salini Costruttori sembrerebbe disponibile a fare la sua parte, insieme alle banche e alla Cdp.

22 dicembre 2018 (modifica il 22 dicembre 2018 | 15:18)

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