Gp di Cina, l’ambizione di Leclerc e la fame di Bottas: codici e regole di scuderia per la partenza


«Sono uno stupido, sono un dannato stupido. C…, ho sbagliato». Terza qualifica sulla Ferrari, ventiquattresima in Formula 1, errorino da 17 millesimi. Charles Leclerc si dispera via radio(in italiano)come se dovesse partire da Pechino e non dalla quarta piazzola di Shanghai. Dal muretto cercano di calmarlo: «Dai Charles, stai tranquillo». Ma lui non si dà pace: «M…, sono uno stupido». Senza quella lieve imprecisione forse sarebbe finito davanti a Sebastian Vettel, il monegasco è convinto di sì.

Da dialoghi così si capisce ancora meglio, dopo la splendida prova in Bahrein, la grandissima ambizione di un ragazzino che non potrà mai recitare il ruolo del numero 2. Le cose cambiano velocemente ha detto Mattia Binotto, gerarchie fisse non esistono e questo 1000° Gp in Cina potrebbe contribuire ad aggiornarle. Non solo in casa Ferrari, ma anche in quella Mercedes perché Valtteri Bottas in versione 2019 non assomiglia nemmeno un po’ all’agnello sacrificale dell’anno scorso. L’effetto «liberi tutti», o quasi liberi, è uno degli ingredienti più piccanti di questo Mondiale, mancava da parecchio. In particolare nel garage rosso dove il giovane venuto dall’Academy ha portato entusiasmo e aumentato la pressione su Sebastian. Al netto dei valori tecnici — variano da pista a pista, ma i grigi al momento appaiono più solidi e meglio attrezzati, e se dovessero vincere anche oggi sarebbe una mazzata per il Cavallino—, è una questione di uomini. E di macchine esattamente uguali, chi le prende dal compagno non ha scuse. Regole d’ingaggio? Alla partenza niente guai, ci sono 56 giri per lottare e provare a sorpassare: a Leclerc ne sono bastati 6 a Sakhir nonostante gli suggerissero di restare dietro ancora un po’ prima di attaccare.

Per lo start le indicazioni di Ferrari e Mercedes sono molto simili. Toto Wolff con i suoi piloti usa il «protocollo di Monza»: si tratta di un codice di comportamento introdotto dopo la gara a Spa nel 2014, quando l’autoscontro fra Rosberg e Hamilton sprecò un successo certo. Ma non sono leggi infallibili, due anni più tardi a Barcellona i due galli si buttarono fuori al primo giro. Il team principal austriaco teme il replay di quella stagione incandescente con un altro biondino trasformato in diavolo, Bottas ha già fatto capire di non essere più disposto a digerire ordini scomodi. Vedremo se manterrà la promessa, intanto è riuscito a frenare il compagno nel suo territorio preferito, la caccia alla pole. Fra i big solo Max Verstappen sta avendo vita facile con l’acerbo Pierre Gasly, fino a quando?

13 aprile 2019 (modifica il 13 aprile 2019 | 22:45)

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