Google, nuova multa da 1,5 miliardi dalla Commissione Ue: abuso di posizione dominante per AdSense


Per la terza volta in pochi anni, la Commissione europea multa Google per pratiche anticoncorrenziali e abuso di posizione dominante. La sanzione da 1,49 miliardi, annunciata oggi dalla commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager, viene staccata con l’accusa di aver ostacolato potenziali concorrenti nel mercato delle pubblicit online. Google non dovrebbe comportarsi cos, ha scritto in un tweet Vestager, in questo modo ha sottratto ai consumatori la possibilit di scegliere, di utilizzare prodotti innovativi, e di pagare un prezzo giusto. La Commissione avrebbe potuto multare Google fino a 13 miliardi di euro; la sanzione attuale corrisponde all’1,29% del fatturato di google nel 2018. L’Antitrust europeo impone a Mountain View di porre fine al suo comportamento illegale e di astenersi da qualsiasi misura che abbia lo stesso oggetto o effetto equivalente. Google anche responsabile di azioni civili per danni che possono essere portati dinanzi ai tribunali degli Stati membri da parte di qualsiasi persona o impresa interessata dal suo comportamento anticoncorrenziale.

Di che cosa accusata (stavolta) Google? Tutto parte dai box di ricerca (di Google) che si trovano sui vari siti e permettono di fare una ricerca dentro il sito stesso. Inizialmente, Mountain View aveva imposto a chi volesse avere quei box di ricevere anche le pubblicit collegate alle ricerche: se poi l’utente avesse cliccato su un messaggio pubblicitario, tanto Google che la societ terza avrebbero percepito una commissione. Si sta quindi parlando di una porzione relativamente piccola del (core)business delle sponsorizzazioni online di BigG: annunci di testo integrati in altri portali. Nel 2009, Google allent le restrizioni per permettere ai siti terzi che usano il box di ricerca di visualizzare anche i messaggi pubblicitari dei concorrenti di Google sulle loro pagine — ma richiedendo una quantit minima di annunci Google in posizione privilegiata e dando anche a Google stessa il diritto di autorizzare modifiche agli annunci dei concorrenti. La Commissione aveva inviato le sue accuse formali a luglio 2016, ritenendo che Google abusasse della sua posizione dominante, e Mountain View aveva modificato i proprio termini contrattuali, proprio a partire dal 2016. Secondo la Commissione, queste pratiche hanno ridotto artificiosamente la scelta e soffocato l’innovazione nel mercato: La cattiva condotta durata dieci anni e ha impedito alle altre aziende di competere sul merito e innovare, ha detto Vestager.

Quella di oggi — che era stata anticipata dal Financial Times la scorsa settimana — la terza multa in tre anni, per il gigante dell’hi tech. Nel 2017 e nel 2018 la Commissione aveva multato Alphabet (la compagnia di cui Google fa parte) per 6,7 miliardi di euro, complessivamente, per abuso della propria posizione dominante.


L’antitrust europeo si sta anche occupando di altri servizi Google.
E sta valutando se le correzioni al sistema operativo Android e ai servizi di acquisto, proposte da Mountain View per chiudere i casi aperti dalla Commissione, sono sufficienti.

Oggi, poche ore prima dell’annuncio della nuova multa, Google ha comunicato con una nota che nei prossimi mesi chieder ai cittadini europei che usano un telefonino Android se vogliono usare un browser e un motore di ricerca diversi da Chrome e da Google, e che sta gi mostrando agli utenti europei che cercano online viaggi, lavoro e business locali i risultati dei propri rivali (come Yelp) in una scheda laterale che gli utenti possono cliccare per confrontare prezzi e prodotti. Il nuovo modo di mostrare i risultati di ricerca , secondo l’Ft, simile a quello che venne offerto all’allora commissario alla Concorrenza Ue, Joaquin Almunia, per risolvere il caso. Almunia lo approv, la Commissione non lo accett. L’intervento odierno del colosso risponde alla super-sanzione di 4,3 miliardi dello scorso luglio. Vestager aveva sottolineato come gli utenti Android usassero Google nel 95 per cento dei casi, mentre per quelli Windows, che non avevano l’app pre-installata, la percentuale scendeva al 25 per cento; oggi la Commissaria ha spiegato che i cambiamenti avviati da Google nel caso relativo allo shopping sono positivi.


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