Golf: Francesco Molinari, l’uomo che non si pone più limiti


Alla sua destra luccica la Claret Jug, conquistata a Carnoustie, alla sua sinistra la Ryder Cup. Sono la sintesi della stagione da fenomeno di Francesco Molinari, nominato dalla Bbc World Sportstar of the Year, come Pelè, Ali, Federer e un solo altro giocatore di golf, Tiger Woods, ovviamente. Avesse esposto tutti i premi collezionati nel 2018, compreso il Collare d’oro ricevuto ieri mattina, probabilmente non sarebbe bastato il tavolone della sala conferenze dell’Olimpico. Molinari, il fenomeno, abito blu cobalto e camicia bianca, sorride imbarazzato mentre Franco Chimenti, il presidente della Federazione, lo racconta e lo benedice ricordando di aver pronosticato in tempi non sospetti che avrebbe vinto tutto quello che ha vinto: «È schivo Francesco, forse perché sa di avere una forza straordinaria».

Insomma, si vola. E allora ci pensa l’uomo dalla forza straordinaria a riportare i piedi di tutti ben saldi al suolo. «Vincere ancora? Diventare numero 1? L’Olimpiade? Io non mi pongo limiti, ma nemmeno mi dico devi vincere questo e quest’altro. I risultati li ho raggiunti lavorando tutti i giorni, curando i dettagli, cercando di migliorarmi, sfidando me stesso. Non ho segreti, polverine magiche, conosco solo questo sistema. Sarebbe una trappola iniziare il 2019 con la volontà di ripetere quello che ho fatto nel 2018. Quello che voglio è prepararmi bene con il mio staff, aggiungere qualcosa al mio gioco, dare il meglio in campo. Sacrifici? Quelli che fanno tutti gli sportivi, ma poi sacrifici… io ho sempre voluto giocare a golf».

Lavoro, dunque: mentale, tecnico e fisico per un 2019 che Chicco inizierà alle Hawaii il 7 gennaio, senza porsi obiettivi né limiti. Il 2018 ha cambiato il suo status di giocatore, ora è una stella, il suo conto in banca (nel 2018 ha guadagnato 12,5 milioni di dollari di soli premi contro i 2,8 del 2017), ma non ha cambiato lui e nemmeno lo ha convinto a cambiare macchina: «Quella che ho (una Nissan Qashqai, ndr) va benissimo». Presto avrà però nuovi sponsor perché non è più l’italiano educato che gioca bene, è l’italiano che vince. E sul quale punta il golf tricolore per crescere. «Io come Panatta e Tomba? Guardate, io non sono adatto a stare sotto i riflettori. Posso aiutare il golf vincendo, giocando bene. Posso dare una mano per le cose che faccio sul campo, non fuori».

È schivo, sostiene Chimenti. Ma molto rispettato e apprezzato dai colleghi. «Perché ho fatto 5 punti in Ryder? Ma no, avevo partecipato altre due volte portando solo mezzi punti, ma nessuno all’epoca me lo aveva fatto pesare. Giocare per l’Europa è un’esperienza molto speciale. Siamo una squadra che si forma ogni due anni e che dura una settimana, ma una squadra vera. Certo, finita la Ryder vai a giocare il primo torneo e l’aria cambia dopo cinque minuti, però il rispetto e l’amicizia restano. Abbiamo raccolto l’eredità di Rocca. Ballesteros, Olazabal. Loro ci hanno fatto capire quanto sia bello e importante giocare per l’Europa. Noi cercheremo di farlo capire a chi verrà dopo di noi». L’Europa, appunto, Molinari è di Torino ma vive a Londra e gioca molti tornei negli Stati Uniti. «Sono italiano ed europeo. Sto bene in Italia, mi piace parlare di calcio, amo l’Inter e Mourinho, e mi sento europeo. Viaggio da quando ero ragazzino, non riesco a immaginare un’Europa con barriere tra i vari Paesi. Ora, però, non fatemi fare anche il politico».

Europeo e italiano, infatti non manca un Open tricolore, che ha vinto due volte. Giocherà anche il prossimo, in ottobre, sul percorso dell’Olgiata. «Ci sarò e mi darò da fare per convincere a venire a Roma il maggior numero possibile di colleghi. Avrò addosso più pressione? Se ti fidi del tuo livello di gioco la pressione non la senti. Quando ho saputo di dover giocare l’ultimo giro dell’Open Championship con Tiger non ero molto soddisfatto. Poi mi sono detto: pensa a fare le tue cose, e sapete tutti com’è andata a finire». All’ora dei saluti, sullo schermo appare Tommy Fleetwood, l’avversario-amico, l’altra metà dei Moliwood, la coppia che ha sbancato la Ryder. Saluti, complimenti e per chiudere: «I love you», ti voglio bene. Di sicuro non è l’unico.

19 dicembre 2018 (modifica il 19 dicembre 2018 | 22:30)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




http://xml2.corriereobjects.it/rss/sport.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *