Gli stadi chiusi non piacciono a Salvini: «Risposta sbagliata, condanna i tifosi veri»


Chiudere gli stadi? Vietare le trasferte? Il ministro dell’interno Salvini non è d’accordo, anzi boccia con decisione questi provvedimenti. Emerge così – proprio mentre sta per decollare il tavolo «stadi sicuri» – una discrepanza tra le sue idee e le mosse del governo del calcio. Dichiara Salvini: «Certe partite d’ora in avanti non si giocheranno in notturna, quelle più a rischio si devono disputare alla luce del sole e con elicotteri che possano controllare i delinquenti». E ancora: «Chiudere gli stadi e vietare le trasferte condanna i tifosi veri, che vanno distinti dai delinquenti, ed è la risposta sbagliata». Una considerazione che arriva il giorno successivo la decisione del giudice sportivo Gerardo Mastrandrea, il quale al contrario ha chiuso San Siro per due incontri, e la curva Nord interista per tre, in seguito agli ululati razzisti rivolti mercoledì a Koulibaly, senegalese del Napoli (la società nerazzurra per ora non fa ricorso, ma ha chiesto gli atti: ha una settimana per decidere la linea).

La Federcalcio ufficialmente non replica a Salvini, ma l’atmosfera nel palazzo del pallone non è indifferente all’osservazione del vicepremier. Il provvedimento di Mastrandrea è in linea con le regole attuali, semmai la Figc ha intenzione di cambiare le norme sul razzismo inasprendole e rendendole più chiare e snelle. Un intervento che ovviamente riguarderebbe quanto accade all’interno degli stadi: fuori da questi — sottolineano i dirigenti federali — la questione diventa di ordine pubblico, così come lo era a Milano in occasione dell’agguato ai tifosi del Napoli.

Salvini, tifoso del Milan, interviene anche sulla questione della discriminazione territoriale, spesso denunciata da Ancelotti: «Il coro “Vesuvio lavali col fuoco” vale “Milano in fiamme”. Bisogna stare attenti su tutto. Gli ululati contro Koulibaly? Ci sono anche giocatori bianchi oggetto di cori, non metterei tutto nello stesso calderone. Finché gli sfottò restano nei novanta minuti con goliardia fanno il bene del calcio».

Il premier Conte ha una sua idea: «Servirebbe un segnale forte, anche una pausa che sia proficua per una riflessione. Lascio però alle autorità competenti la valutazione».

Intanto oggi si gioca, Gravina ha deciso di non sospendere il campionato. Una scelta che il mondo del calcio, allenatori in primis, condivide: «È la strada giusta», l’opinione diffusa. I tecnici però si dividono quando si tratta di stabilire se interrompere o meno le partite in caso di cori e ululati razzisti, come ha annunciato di voler fare Ancelotti. Quasi tutti sposano la linea dell’allenatore del Napoli, a cominciare da Gattuso: «Ha ragione Carlo, bisogna solo capire che sono quattro imbecilli e non tutto lo stadio». Duro il romanista Di Francesco: «Se lo Stato non riesce a regolamentare le problematiche esterne, dobbiamo essere noi a dare una risposta importante come quella di fermarsi». E Mazzarri, che ha allenato il Watford: «In Inghilterra sono rigidi, come dovrebbe sempre essere. Se capitassero nuovi episodi del genere, dovremmo interrompere la gara immediatamente». Una tesi che trova sostegno in Sarri, il quale ha allenato Koulibaly a Napoli e oggi guida il Chelsea: «Sono dispiaciuto per Kalidou, è un uomo meraviglioso. Ma noi nella scorsa stagione abbiamo fermato due partite, a Roma con la Lazio e a Genova con la Samp».

Due voci fuori dal coro. Quella di Allegri, tecnico della Juve: «Non tollero nessuna forma di razzismo ma non ci si deve fermare, quella è una decisione della forza pubblica che non possiamo prendere noi». E quella di Gasperini (Atalanta): «Interrompere le partite e mandare tutti a casa è una grandissima stupidata».

28 dicembre 2018 (modifica il 28 dicembre 2018 | 22:55)

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