«Gli investitori chiedono regole certe L’unione bancaria va completata ora»


Un sistema di regole stabili. Oltre che un mercato dei capitali unitario con l’obiettivo di accrescere gli investimenti alle imprese. Sono i due temi che Luigi Abete, in veste di presidente di Febaf (Federazione banche assicurazioni e finanza), evidenzia alla conclusione del «Rome Investment Forum 2018», giunto alla sua quinta edizione, dedicato agli investimenti e lo sviluppo in Italia e in Europa.

L’Italia ha rischiato l’avvio di una procedura di infrazione. Qual è il rimprovero nei confronti del governo?
«Il punto è non avere compreso per tempo che gli operatori in campo sono tre: il governo italiano, le istituzioni europee e i risparmiatori. Questi ultimi agiscono due volte, la prima come elettori quando votano e una seconda occasione nella loro veste di cittadini e di risparmiatori. Non si tratta, insomma, semplicemente di trovare un equilibrio tra l’Italia e l’Europa, in questo equilibrio devono identificarsi anche il mercato dei risparmiatori e degli investitori. Ora questa consapevolezza sembra essere stata acquisita».

La comunità degli operatori finanziari chiede una cornice normativa adeguata. Quali sono le priorità?
«Non chiediamo che un quadro legislativo chiaro e ben definito poiché è la premessa su cui fondare il contesto che consente di investire nell’economia reale a livello europeo e con un orizzonte di lungo termine».

In Italia si è spesso puntato l’indice contro le norme e le regole europee per il mercato bancario.
«Le normative sono entrate in vigore nel 2014, introducendo una serie di complessità applicative in un sistema finanziario che a differenza di altri, come per esempio quello tedesco o quello statunitense, non ha avuto modo di ristrutturarsi e riorganizzarsi in precedenza. Noi abbiano dovuto introdurre regole molto più stringenti di carattere comunitario e contestualmente fare fronte ai processi di riorganizzazione del sistema. Un effetto che ha pesato nel rapporto con la comunità delle imprese e delle famiglie».

Perché è necessario completare l’unione bancaria?
«Se dovesse configurarsi il rischio di nuovi eventi recessivi di un paese, con tutte le conseguenze del caso per quel paese è importante che le banche che operano in quel mercato siano supportate a livello europeo. E’ evidente che il sistema europeo manca di quella necessaria fluidità, non si tratta tanto di condividere i rischi, bensì di una formula intermedia. Lasciando i rischi in capo a ciascuna realtà di garanzia nazionale, creando però dei sistemi di integrazione finanziaria per cui se qualcuno va sotto pressione gli altri lo finanziano».

Il completamento di questo processo tocca più dimensioni, incluso l’avvio di una unione dei mercati dei capitali.
«Si tratta di un passaggio che riveste un ruolo fondamentale per il rilancio degli investimenti. L’unione del mercato dei capitali a livello internazionale deve facilitare il processo di intervento nelle medie imprese, quelle aziende che normalmente non beneficiano di questo tipo di finanziamenti. Noi dobbiamo favorire il mercato dei capitali in termini di unitarietà e, dunque, sono indispensabili politiche di incentivazione affinché i capitali siano destinati, per esempio, alle imprese di media dimensione non quotate o che le imprese assicurative intervengano per finanziare le infrastrutture. Per incentivo intendo soprattutto un sistema di regole e adempimenti meno rigido e soprattutto stabile nel tempo».

15 dicembre 2018 (modifica il 16 dicembre 2018 | 09:53)

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