Gli arbitri e la sudditanza: l’aiuto alle grandi è una regola forzata


Sugli arbitri non saremo mai d’accordo perch decidere un’operazione di parte. Per evitare la discussione abbiamo fatto tutto quello che sembrava possibile: gli arbitri sono diventati professionisti, hanno seminari settimanali, sono un’unione che risponde al loro presidente e non alla Federazione. Cio sono indipendenti come auspicato per 80 dei 90 anni di campionato a girone unico. Ora si comincia a pensare che l’indipendenza sia un’arma a doppio taglio, che costruisca corporazioni senza memoria e con interessi variabili.

Si cos reintrodotta la regola che l’arbitro che sbaglia contro una squadra non l’arbitrer pi per molto tempo. Una vecchia legge del taglione che alla base della maggior parte dei sospetti di questi 90 anni. Un arbitro fa carriera se arbitra grandi partite. Per arbitrarle non deve farsi squalificare dalle grandi squadre. Per non farsi squalificare non deve scontentarle troppo. Questo non un sospetto, la regola. E alla fine ancora la grande societ che sceglie da chi essere arbitrata.

un errore anche pensare che la Var sia scienza. Non lo . La scienza d risposte esatte, o s o no. La Var solo tecnica che pu falsare la vita. Pi rallenti un’azione e pi la cambi. Se guardo una mano al microscopio non vedo dita, vedo un mostro. Non cambia in sostanza il problema di fondo: dobbiamo continuare a fidarci degli arbitri. La Var un moltiplicatore di arbitri, non un taglio. Ma la discriminante resta: se non mi piace come arbitri, non mi arbitri pi. Quella la vera libert, non tocca a noi scegliere il nostro giudice. Dopo due anni di sperimentazione la confusione aumentata perch le regole non sono uniformi. La Var ha vinto, non si potrebbe pi farne a meno.

Ma stanno perdendo gli arbitri che cercano di personalizzarla. Gli arbitri sono figure elitarie, quindi molto sottoposte al bisogno di compromessi, vittorie e rivalse, quando non agli interessi dell’intera azienda. Dobbiamo ora scegliere in due, loro e noi. Loro di darsi un protocollo comune, regole certe e universali, tutti nel dubbio guardano tutto, non una volta s e una no. Noi di capire che le nostre reazioni sono un’altra parzialit, perch un tifoso di parte. Ma abbiamo diritto a essere trattati tutti alla stessa maniera. E aspettarsi molto di pi da Nicchi e il suo mondo.

14 aprile 2019 (modifica il 14 aprile 2019 | 22:49)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




http://xml2.corriereobjects.it/rss/sport.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *