Giovanni Malagò (Coni): «Più manager per lo sport (e meno stato)»


La ferita inferta al Coni dalla riforma firmata dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti, che esautora il suo braccio operativo Coni servizi, per mettere al centro del sistema la costituenda compartecipata statale Sport & Salute, troppo fresca perch il presidente Giovanni Malag voglia parlarne apertamente.

Su quella che lui definisce una rivoluzione, sottolineandone la natura politica, ci sono troppe cose in ballo e molti ragionamenti in corso. Come la difesa che, secondo indiscrezioni, si appresterebbe a fare il presidente del Comitato olimpico internazionale (Cio), Thomas Bach, che dopodomani incontrer proprio Giorgetti e Malag, e far un passaggio istituzionale col presidente Sergio Mattarella.

Giovanni Malag
Giovanni Malag, presidente del Coni e Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri

Sar l’occasione per ricordare che lo statuto di un Comitato olimpico nazionale pu essere modificato (e la riforma Giorgetti lo modificherebbe) solo con l’approvazione del Cio che, in caso di dissenso, pu sospendere quel Comitato nazionale. O anche che la Raccomandazione numero 28 punto 13 dell’Agenda 2020 che il Cio ha recepito, recita: Un’organizzazione sportiva (Comitato olimpico nazionale, federazione, ecc) che riceva fondi pubblici responsabile dell’uso che ne fa (…). Tuttavia il sostegno ricevuto dalle autorit pubbliche non deve essere utilizzato in modo indiretto per giustificare interferenze o pressioni ingiustificate all’interno delle organizzazioni sportive, n per prendere il posto dei loro organi decisionali. Infine i tempi di applicazione della riforma: se Giorgetti esclude il 2019, per il Cio non potr essere il 2020, anno olimpico. Insomma c’ tempo…

Intanto, presidente Malag, ha qualcosa da rimproverarsi?

Ci sono tanti modi per giudicare un presidente del Coni. Qualcuno pensa che sia bravo se il suo medagliere, ogni due anni, va bene. Per altri contano cose come la pratica sportiva, cio i risultati, al netto delle competizioni olimpiche, nelle 387 discipline sportive. Io mi limito a ricordare che negli Youth Olimpic Games, dove gareggiano gli atleti under 18 pi forti del mondo, siamo arrivati quarti per numero di medaglie dopo Russia, Cina e Giappone.

E cosa c’entra il Coni?

Lei sapr che il Paese non ci aiuta con il sistema sportivo nelle scuole, quindi gli under 18 sono tutti a carico dell’associazionismo sportivo, che il Coni con le sue federazioni. Ma in quale altro settore del mondo l’Italia la quarta al mondo, considerando la complessit del momento e la difficolt che vive il sistema sportivo?.

Forse qualcuno sta pensando che lo sport debba contribuire di pi anche in termini di Pil. Quanto muove oggi lo sport in Italia in termini di ricchezza?

Dati Istat certificano che impatta sul Pil per l’1,75%. Valore diretto, che diventa 3,4% con l’indotto. Peraltro da quando sono presidente del Coni, tutti i dati sono in crescita tendenziale: quando siamo andati meno bene +1,2%, senn 1,6%. Che miracoloso visto che il Paese invecchia: 5 milioni di persone tra i 18 e i 35 anni in meno, dal 1996 a oggi. Di questi dati siamo molto contenti e credo che meritiamo molto rispetto.

La riforma Giorgetti esautora Coni Servizi. Lei che bilancio ne fa?

Coni Servizi gestisce da proprietaria lo stadio Olimpico, la Roma tra i suoi maggiori clienti, ci d qualche milione di euro l’anno. Ma a noi non basta. Siamo diventati imprenditori di questa impiantistica: ospitiamo il 6 Nazioni di rugby, il Golden gala di atletica leggera, la finale di Coppa Italia, concerti come quello di Beyonc. Come Coni servizi avevamo pochi milioni di euro di ricavi esterni, adesso ne abbiamo 150 milioni e non ci fermiamo. Ad esempio, vogliamo dare una copertura al centrale del Foro Italico, l’altra struttura che gestiamo, per usarlo tutto l’anno. Oggi questo il mestiere che dobbiamo fare, senza dimenticare la pratica sportiva e i medaglieri.

Sta dicendo che possibile ridurre l’apporto pubblico?

Giovanni Malag
Giovanni Malag, 59 anni, presidente del Coni dal febbraio 2014

Bisogna entrare in quest’ottica. Lo dico tutti i giorni dico ai miei della giunta: “Dovete diventare manager”. Bisogna vendere un prodotto, un servizio, un’immagine. Basta guardare gli sponsor presenti sul nostro sito per vedere che non c’ un settore merceologico non coinvolto. E a breve ci sar una super-multinazionale che far con noi un contratto di otto anni. Abbiamo una struttura di marketing da non invidiare a nessuna multinazionale. Questo per far capire la considerazione di cui gode oggi il Coni.

Parliamo di impianti. Il sistema fermo…

Non giriamoci intorno, per sistemare gli stadi ci sono due strade: farli da soli, come la Juve o l’Udinese. Tempi? Non si sa. Oppure ospitare in Italia tre manifestazioni: gli Europei o i Mondiali di calcio e le Olimpiadi estive. Solo cos ci si obbliga a fare determinate cose. Visto che il Mondiale di calcio assegnato, come le Olimpiadi estive, malgrado io abbia disperatamente cercato di raccontare che non sarebbero state un beneficio solo per Roma ma per gli impianti di tutta Italia, adesso abbiamo l’Europeo del 2028. Mi sembra una priorit.

Ma 2028 significa restare dieci anni con questi impianti.

Preferisco accontentarmi della sicurezza che da qui a nove anni l’Italia ha finalmente una generazione di impianti su tutto il territorio e di livello, che stare l a pregare qualche amministrazione o verificare che il business plan funzioni con qualche societ. Se non mettiamo un punto certo, non ne veniamo a capo. Poi ci saranno altri eventi su cui puntare.

Se riuscissimo a fare gli stadi, potremmo ospitare il Mondiale di rugby, la quarta manifestazione al mondo in fatto di audience.

Intanto la candidatura di Calgary alle Olimpiadi invernali traballa. Anche l problemi politici?

C’ un problema di budget. Quello offerto dal governo non basta a costruire un dossier competitivo. Comunque conta il referendum del 13 novembre.

La nazionale femminile di volley ha plasticamente rappresentato l’idea di integrazione. E un’immagine realistica?

Quella nazionale diventata patrimonio di tutto il Paese anche per la sua composizione. Chi fa retorica sul colore della pelle di qualche giocatore rimasto indietro. Per sono indietro anche le nostre leggi, che ancora consentono a persone nate in Italia di gareggiare per la Nazionale fino ai 18 anni, e poi di non poter pi indossare la maglia azzurra o di non essere selezionabili per le Olimpiadi. Io dico: perch non riconoscere almeno uno jus soli sportivo?.

6 novembre 2018 (modifica il 6 novembre 2018 | 07:37)

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