Giorgetti non cede e rilancia: «Al Coni c’è un’aria democristiana. Si cambia»


ROMAConi, si cambia. La futura società «Sport e salute» avrà un «presidente manager» che la condurrà con «spirito imprenditoriale». Punto. Quanto a Giovanni Malagò, «era d’accordo sull’idea di cambiare il Coni, ma soltanto dopo la fine del suo mandato». Giancarlo Giorgetti è in piedi sotto al sontuoso lampadario del suo ufficio a Palazzo Chigi. Il durissimo scontro con il presidente del Coni Giovanni Malagò non sembra impensierire il sottosegretario alla presidenza del Consiglio: «Io tra tre mesi non sarò più qui — se ne esce facendo balenare l’ironia nello sguardo — ma il sistema andava cambiato. Quell’acqua democristiana che è stata l’habitat del Coni non può più essere».
L’esempio è «la leggina con cui alla fine della scorsa legislatura Lotti ha aggiunto il terzo mandato ai due del presidente Coni». Come dire, anzi Giorgetti lo dice, «che il problema con la politica nasce con questo governo, prima il rapporto andava benone».

Giorgetti non pare affatto impressionato dai resoconti sulla riunione del Consiglio nazionale del Coni di ieri mattina in cui Malagò ha sferrato il suo attacco: «Mah, a me risulta che mancassero le federazioni del calcio, del basket, del tennis, del nuoto e del rugby. Non proprio la rappresentatività al completo».
Poi, il sottosegretario allarga le braccia: «Il problema è che Malagò identifica il Coni con se stesso». Poi riprende: «Tra l’altro, quello che nessuno dice ma è epocale davvero, è che noi abbiamo messo in finanziaria che rinunciamo al 32 per cento dei proventi fiscali dallo sport, il che porterà i fondi da 410 a 420 o 430 milioni». Gestiti dallo Stato attraverso la società Sport e salute? «Certo. Ma non è una cosa strana. Il Coni faccia il Coni, il problema è che con il tempo ha assunto prerogative che non c’entrano con la sua missione originaria… ci sono paesi che hanno i comitati olimpici con 10 o 30 persone, andate un po’ a contare quanti sono al Coni».
Nessun problema, a sentire Giorgetti, riguardo all’autonomia delle federazioni sportive: «Ma per quelle non cambia nulla. La differenza è che gli schei (i soldi) adesso li sgancerà lo Stato e non più il Coni». Giorgetti si ferma: «Ma guardate che io sono un uomo di sport».

Altro tema delicato è il rapporto tra il Coni e il Cio. Ma anche qui, Giorgetti si mostra come il più tranquillo degli uomini: «Guardi che quando il presidente del Cio Thomas Bach è venuto in Italia ha incontrato me prima che il presidente del Coni. Era seduto proprio là su quel divano…».
Resta il fatto che il comitato olimpico entro pochi mesi dovrà decidere anche sulla sede dei giochi invernali del 2026 per cui è candidata Milano-Cortina. Possibile che l’Olimpiade sia assegnata a un Paese con una situazione tanto mossa? Giorgetti fa un gesto con la mano sotto al mento. Come a dire che per il Cio la cosa potrebbe non avere rilievo. Poi, nell’ufficio entrano il sottosegretario Simone Valente, il presidente del credito sportivo Andrea Abodi e Damiano Tommasi, il presidente dell’associazione calciatori. L’incontro è finito.

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15 novembre 2018 (modifica il 15 novembre 2018 | 23:19)

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