Gianni Petrucci: «Fra Coni e Governo meno guerre e più dialogo. Milano-Cortina? È forte»


Quattordici anni alla guida del Coni, quattro mandati consecutivi come presidente dal 1999 al 2013. Lo sport è la vita di Gianni Petrucci, deve avergli fatto bene visto che, anche essere cattivi, 73 anni proprio non glieli dai. E continua imperterrito a comandare, guidare, con una certa serialità, visto che come ha lasciato il ministero dello sport, perché questo è (era) il Coni (prima che arrivasse il governo gialloverde ovvio), ha pensato bene di tornare al basket, sua eterna passione, governandone la Federazione dal 2013. Ma sa bene che in questa intervista, dove rompe il suo silenzio, si parlerà molto di Coni, governo, riforma dello sport e… un po’, solo un po’, dell’amato basket. Lo fa come sempre in modo costruttivo.

Lo sport italiano sta vivendo la più grave crisi dal dopoguerra? Come lo si cura?
«Ma non sono d’accordo, lo sport italiano non è malato, tanto meno in crisi: ha i suoi risultati, in chiave olimpica, Mondiale, internazionale. Ha solo bisogno di ritocchi, bisogna stare sempre in guardia».

Sì, d’accordo, ma qui si parla di crisi istituzionale, politica sportiva, non di risultati, podi olimpici. C’è un conflitto aperto tra Coni e governo che non ha fatto una riforma, ma una autentica rivoluzione: qual è la sua opinione?
«Ribadisco: non c’è crisi. Bisogna affrontare le situazioni difficili, i problemi con serenità. Io la mia opinione l’ho sempre espressa in situazioni ufficiali, nei consigli Coni…».

Ecco, renda pubblica la sua posizione «distonica». Cosa intende con «i problemi si affrontano con serenità»?…
«Il Coni ha sempre, sottolineo sempre, agito su delega del governo. Non può andare contro il governo. I momenti travagliati ci sono sempre stati, bisogna affrontarli con la dovuta analisi, riflessione, diplomazia. Mai dimenticare che lo sport italiano da diversi anni vive sul totale contributo dello Stato. Con simile realtà bisogna confrontarsi e dialogare».

Quindi non fare le guerre come Malagò, il suo successore?
«Ho sempre pensato che le guerre si fanno quando si possono vincerle».

Quindi con Giorgetti si perde?
«Sta parlando con uno che considera Giorgetti il migliore interlocutore che il mondo sportivo potesse trovare. Lo conosco da anni, l’ho incontrato diverse volte, è un vero appassionato di sport, con lui, attraverso il dialogo, una intesa la si può sempre trovare. E mi faccia aggiungere anche il sottosegretario Valente: preparato e pure lui appassionato».

Che cosa avrebbe dovuto fare Malagò?
«Io non voglio entrare nel merito della persona, avrà sempre il mio rispetto».

Scusi l’intrusione, ma siete ancora amici?
«Per esserlo bisogna essere in due. Ma sono qui per parlare di politica sportiva e istituzionale…».

Giusto.
«…dicevo che la guida del Coni in un frangente così delicato avrebbe dovuto avere una maggiore attenzione, sensibilità, verso quelle federazioni importanti (calcio, basket, pallavolo, nuoto, tennis, le maggiori, in aperto dissenso con Malagò, ndr) che erano orientate per una maggiore cautela nel rapporto col governo. Avrebbe ottenuto di più».

Sa che lei e i suoi colleghi presidenti di calcio, tennis, nuoto e pallavolo passate per dei traditori?
«E se fosse il contrario?».

Malagò ha replicato al suo dissenso «avrei voluto avere al mio fianco il Petrucci che nel 2007 difese Coni servizi dall’attacco politico…», così diverso dal Petrucci di adesso.
«Anch’io allora alzai i toni, ma ne uscii con ottimi risultati, bisogna riconoscerlo, senza mai abbandonare il dialogo. Da presidente del Coni ho avuto a che fare con ben cinque premier diversi, Amato, Berlusconi, Prodi, D’Alema, Berlusconi ancora e per finire Monti. Ci sono state, ricordo, delle tensioni, ma sono sempre state superate, tutelando e difendendo lo sport».

Ora Malagò ha corretto il tiro, le parti, Coni e governo, stanno dialogando, e il presidente del Coni si dice «ottimista». Che ne pensa?
«Conosco bene, nei minimi particolari, la riforma governativa, lo statuto di “Sport e Salute” che sostituirà “Coni Servizi”: è chiaro che il Coni non sarà più quello di prima. Bisogna prenderne atto. Non si possono fare battaglie di retroguardia».

Come vede la candidatura di Milano-Cortina all’Olimpiade invernale del 2026?
«Una candidatura forte, ben costruita, sono ottimista, e poi contro non abbiamo una potenza mondiale, la Svezia si può battere».

Ma lei rifarebbe, adesso, il presidente del Coni?
«Sto bene al basket, uno sport che amo, che mi regala emozioni».

E che ha i suoi problemi.
«Ne sono consapevole, cerchiamo di affrontarli. È cresciuto il movimento, la Nazionale sta lottando per qualificarsi ai Mondiali, la squadra azzurra femminile cresce e ha i suoi successi, a livello giovanile c’è fermento e i risultati arrivano. Il lavoro è parecchio, non mi mancano le sollecitazioni».

Sacchetti è il c.t. giusto?
«Un grande uomo prima di essere un grande allenatore. Non abbiamo bisogno di guru».

Ma lei si ricandiderà alla guida della Federbasket?
«Chi non mi vuole più, spesso è anche più giovane: a volte sui social si ironizza sulla mia età. Bene, mi limito a osservare che siamo nelle mani del Signore, e spesso Lui non rispetta le precedenze».

20 gennaio 2019 (modifica il 20 gennaio 2019 | 08:09)

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