Gandini: la meccanica della bellezza


Benvenuti nell’Olimpo dei progettisti, dove Marcello Gandini il genio nascosto. L’understatement fatto a persona.  Fino a quando una grande mostra al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino non lo ha messo sotto i riflettori. Considerato, dai teologi dell’automobile, il pi grande, Gandini non si contorna di simulacri. Sotto l’ulivo al centro del peristilio (la sua antica casa-laboratorio ha anche un peristilio), nessuno ha posto statue della Miura, della Stratos o della Marzal. N di altre dee uscite dalla sua testa. Il venerabile quasi non si ricorda che siano tutte figlie sue. un tratto di carattere, che non mai cambiato nel tempo. lo spirito del genio nascosto. 

Disegnare dentro

Pi si va avanti, meno Gandini disposto a ripetere i soliti racconti. Quello di cui ama parlare ci che non ancora riuscito a creare, dell’oggi e del domani. questo, allora, lo spirito che anima l’esposizione che il Mauto dedica a Gandini dal 24 gennaio 26 maggio. Un ritratto ampio e somigliante del progettista – e non solo stilista – della bellezza creata fuori e dentro (nascosta, appunto), del ragazzino che non disegnava le sue prime creazioni: le costruiva. E cos ha continuato a fare per tutta la vita. 

Gandini: la meccanica della bellezza

Non solo dream car

All’inizio un po’ controvoglia, poi partecipe e infine commosso, Gandini ha riempito con il suo genio un intero piano del Mauto. Ma a un patto: che la storia raccontasse non solo l’inventore delle auto da sogno, ma anche quello delle utilitarie, delle comode berline, delle motociclette e degli elicotteri. Persino quello della fabbrica che non c’ e dei nuovi modi di produrre. E cos stato. La prima parte della mostra, ricca di disegni, documenti originali, oggetti e filmati, presenta la storia e la produzione di Gandini. sviluppata per isole tematiche, non rigorosamente cronologiche. 

Un video per il Gandini-pensiero

Sono presenti numerose vetture di serie, che hanno diffuso il Gandini pensiero nella quotidianit. Ma anche un elicottero CH7 ultraleggero, una tripletta a due ruote con bici, scooter e la celebre V7 Guzzi. E il camion pi longevo dei tempi moderni: quel Renault Magnum, che ha ridefinito la progettazione dell’abitacolo dei mezzi pesanti ed rimasto in produzione per ventitr anni. Al centro del percorso posto un grande schermo su cui proiettata una lunga intervista a Gandini. Particolarmente godibile, perch lo schivo designer – per una volta – non si nasconde alle telecamere, racconta invece volentieri, sorridente e disinvolto. 

Il percorso

Ma proviamo a iniziare la visita. La strada aperta da due Countach, una vera, l’altra – forse ancor pi sorprendente – costruita in scala 1:4 col Meccano. L’ha realizzata in tre anni di lavoro uno dei pi bravi modellisti del mondo, Peter Wood, come omaggio al Maestro. Marcello, in effetti, da piccolo era il perfetto Meccano boy. Lo ricorda come uno dei regali pi divertenti e promettenti. Il bello lo cercava dentro delle invenzioni, oltre che nella forma. E cos stato per tutta la vita. Dalle scatole di montaggio ai primi disegni, alle gare con i bob-kart sulle strade della collina, in bande che sembravano quella de I ragazzi della via Paal. Proprio dai bob-kart, dalle regole dell’essenziale, del compatto, del sostenibile che hanno sempre affascinato Gandini, sembra uscire la sezione seguente, dedicata alle le city-car. La Renault Supercinque quella a cui lui pi affezionato, per la qualit dei risultati raggiunti. Ma ce ne sono tante altre, dalla Mini Innocenti alla Audi 50. 

Tributo a Bertone

Il giovane Marcello non sarebbe diventato Gandini e Bertone, forse, non sarebbe diventato un mito dell’automobile, se i due non si fossero incontrati. Lo racconta una nuova isola del percorso. Da sempre Nuccio ingaggiava i migliori, quelli che osano, che guardano avanti. Li trattava come figli. Dopo gli anni di Giugiaro, Gandini viene riconosciuto come il progettista del nuovo, il talento su cui scommettere. Marcello la prima cosa che fa per Bertone la Miura. Difficile, a quel punto, mettergli dei limiti. 

La rivoluzione Miura 

A Bologna, quando usc la Miura, chi aveva una Ferrari la mise in vendita. Senza nulla togliere al mito del Cavallino, questo ricordo di Antonio Ghini d una dimensione dello choc che, nel 1966, la prima berlinetta a motore centrale cre nel mondo. Tutto sembr improvvisamente vecchio. Ed quello che emerge dalla sezione che il Mauto dedica alla berlinetta. L’architettura e la meccanica (opera di Dallara, Stanzani e Bizzarrini), la linea di Bertone, i colori chiassosi. E naturalmente le prestazioni. Ogni dettaglio contribu, per alcuni anni, a fare della Miura la drem-car pi sognata. 

Auto nuove per fabbriche nuove 

Una delle isole pi inaspettate si chiama Cambiare l’auto per cambiare la fabbrica. Gandini spiega che da cento anni costruiamo l’automobile nello stesso modo. Con la catena di montaggio, sempre pi lunga e complessa, in stabilimenti sempre pi grandi. E secondo il principio della nave in bottiglia, con migliaia di componenti. Una volta tutto era fatto a mano. Oggi ci sono i robot, ma la sostanza non cambia. Gi negli anni ’80 il progettista ha cominciato a studiare un nuovo modo di costruire. Che riduce drasticamente il numero dei pezzi, rompe la regola della scocca finita da riempire e non necessita pi di una catena lunga e rettilinea, ma di un numero limitato di stazioni di assemblaggio. 

Il ’68 a quattro ruote

La sezione Gandini Revolution si racconta con le illustrazioni di Michael Robinson ed altri complessi modelli di Meccano. Il tema che se l’architettura dell’auto fu sovvertita dall’arrivo della Miura, lo studio della Stratos Zero e poi della Countach rivoluzionarono letteralmente il concetto di vettura sportiva. Gandini, dopo aver spostato il motore in posizione centrale, spinse avanti l’abitacolo e accorci il cofano. Il risultato fu un disegno completamente nuovo, che avrebbe influenzato per quarant’anni il car-design. 

Parata di stelle

E si arriva finalmente nel salone vetture, la seconda parte della mostra. una parata di stelle, con tutte le show car pi famose ed alcuni veicoli inconsueti. Mozzafiato il prototipo della Stratos Zero, presentata al Salone di Torino del 1970, giunta al Mauto da una collezione privata americana. Ma eccezionale anche la presenza dei prototipi Lamborghini Marzal (in prestito dalla Svizzera), Alfa Romeo Montreal 1967 e Alfa Romeo Carabo (entrambi dal Museo Storico di Arese). Altre vetture one-off e di studio vengono dalla ex Collezione Bertone, oggi di propriet ASI. Concludendo, ma c’ ancora tanto da vedere, sempre interessante seguire l’evoluzione da alcune concept-car all’auto di serie. La mostra sceglie due esempi perfetti: la Volvo Tundra- Citroen BX e Autobianchi Runabout – Fiat X1/9.

23 gennaio 2019 (modifica il 23 gennaio 2019 | 16:15)

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