Franco Modigliani, i numeri e la realtà, le pensioni del Nobel


Pubblichiamo ampi stralci dell’intervento che Francesco Giavazzi ha dedicato a Franco Modigliani, il 25 ottobre, in occasione della celebrazione tenuta alla Harvard University per i 100 anni dalla nascita dell’economista. Modigliani (Roma, 18 giugno 1918-Cambridge, 25 settembre 2003), unico italiano vincitore del premio Nobel per l’Economia, nel 1985, noto in ambito accademico per la teoria del ciclo vitale, che lega l’andamento del risparmio al peso che assumono le diverse classi et e ai due teoremi sviluppati con Merton Miller sulla finanza aziendale. Neokeynesiano, ha animato il dibattito sulle politiche economiche negli Usa e in Europa. stato a lungo editorialista del Corriere della Sera.

Oggi una delle aree della ricerca economica a mio avviso pi interessanti quella che studia le differenze fra percezioni e realt, che cerca far luce su fenomeni come il populismo partendo dall’osservazione che esiste una realt, ma la percezione della gente pu discostarsi, e molto, da questa realt. Mi viene in mente in mente un esempio classico: chiedete agli americani quale sia la percentuale di pensionati sul totale della popolazione residente in Florida: risponderanno il doppio che negli altri stati. In realt il numero di pensionati in Florida di pochi punti percentuali superiore alla media degli altri stati degli Stati Uniti. Un esempio di quanto le percezioni individuali possono differire anche in modo spettacolare dalla realt. Perch faccio questo esempio? Perch mostra che Franco Modigliani apparteneva ad un altro secolo: non avrebbe mai accettato di dar peso alle percezioni. Franco era un economista che basava le sue analisi sui fatti, non sulle percezioni. stato uno dei primi economisti a usare i computer per analizzare i dati, in un’epoca in cui i computer occupavano interi edifici e per eseguire una semplice analisi di regressione, un esercizio che oggi si pu fare con un iPhone, ci voleva tutta la notte. (…)

Papademos in castigo

(…) Lucas Papademos, che divent primo ministro in Grecia nel 2012, durante la crisi, era stato studente e assistente di Franco al Mit. Io non lo conoscevo, ma un’estate Franco e sua moglie Serena avevano invitato mia moglie e me nella loro casa sull’isola di Martha’s Vineyard. Dietro la casa avevo notato quello che appariva essere un deposito degli attrezzi. Una mattina, mentre aiutavo Franco a portare la sua barca a vela gi verso la spiaggia, sentii dei rumori che provenivano dal quel deposito e non capivo che cosa stesse accadendo. Gli chiesi: “Che cos’ quel rumore?” Franco rispose: “Non ti preoccupare, Lucas che sta facendo delle regressioni per la nostra relazione al Brookings Panel della prossima settimana. Non gli ho dato il permesso di uscire di l finch quel coefficiente non avr raggiunto almeno l’1,5 per cento, perch so che dev’essere 1,5 percento. Questo era Franco Modigliani: nutriva una vera passione per i dati, ma aveva anche le sue convinzioni, perci non si affidava interamente ai dati. (…)

Teoria, fatti e politica economica

(…) Bob Merton, uno dei primi studenti di Franco al Mit, che poi come Franco vinse il premio Nobel in economia, l’ha detto con parole semplici ma accurate: Nella teoria Franco cercava la coerenza interna, e persino l’eleganza, ma mai a scapito della comprensione del problema concreto da risolvere. La teoria doveva rivelarsi utile e cio traducibile in scelte di politica economica. Il nesso tra teoria, dati e interventi di politica economica segna profondamente l’unicit di Franco.

Cambridge (Uk) e Cambridge (Usa)

Forse nessuno tra gli studenti italiani oggi qui presenti lo sa, ma nei primi anni Settanta la ricerca economica in Italia faceva soprattutto riferimento a Cambridge in Inghilterra. In quel mondo Franco non si ritrovava, sebbene vi fossero grandi economisti di cui aveva stima, come Piero Sraffa e Joan Robinson, che spesso venne invitata al Mit, occasioni per accesi dibattiti con Franco, Paul Samuelson e Bob Solow sulla teoria del capitale, tra l’altro. Ma il motivo per cui Franco non amava la Cambridge inglese era perch gli economisti di quella scuola si basavano solo sulla teoria, raramente chiedendosi se i dati la supportassero.

Draghi, Tarantelli e gli altri

(…) Franco ha dedicato tutta la vita ai suoi studenti, a molte generazioni di studenti. Forse proprio per la sua convinzione che lo studio dovesse sempre potersi tradurre in azione di politica economica molti dei suoi studenti si impegnarono in questo campo. Il suo studente pi conosciuto certamente Mario Draghi. Come ho ricordato fra di loro vi fu Lucas Papademos e poi Charlie Bean, in seguito vice governatore della Banca d’Inghilterra. Un altro grande economista che non fu direttamente uno studente di Franco, perch aveva studiato a Chicago, ma lavor per gran parte della vita con lui, Stanley Fischer, gi vice-direttore del Fondo monetario internazionale, poi per otto anni governatore della Banca centrale d’Israele e che ha concluso la sua carriera come vice presidente della Federal Reserve a Washington. E poi Ezio Tarantelli, fra i suoi allievi quello che piu’ direttamente si impegno’ in politica cercando di convincere i sindacati che la piena indicizzazione dei salari e’ una follia. E che per questo il 27 marzo 1985 venne assassinato dalle Brigate Rosse mentre usciva dall’aula dell’universit’ della Sapienza in cui insegnava.

Il patto stupido

Franco ebbe grandi scontri, con oppositori contro i quali si batteva con la forza delle sue convinzioni. Uno di questi fu Antonio Martino, ministro del primo governo Berlusconi, nel 1994. Antonio Martino un vero europeo: suo padre fu uno dei firmatari del Trattato di Roma nel 1958. Nel 1997, si discuteva dei parametri di Maastricht per l’ammissione all’unione monetaria. Franco e Martino erano stati invitati a partecipare ad un programma televisivo. Martino sosteneva le regole europee; Franco disse invece che se si rinuncia al tasso di cambio aderendo ad un’unione monetaria, allora occorre maggiore, non minore, flessibilit fiscale: per questo motivo, disse, il Patto di stabilit stupido. Ovviamente Martino sosteneva la tesi opposta, cosa pericolosa con Franco. A Martino sfugg una frase infelice: Mi dispiace, professor Modigliani, ma lei ha dimenticato l’economia: chi le ha dato il premio Nobel?. Ne nacque una querelle che dur alcuni anni e fortunatamente si concluse in modo molto civile.

La manovra 2018

(…) La posizione di Franco sulla politica di bilancio era chiara. Pensava che se si rinuncia all’indipendenza monetaria bisogna ricorrere all’autonomia fiscale. Ieri sera, mentre riflettevo a questo, mi venuto un pensiero spaventoso. Mi sono chiesto che cosa avrebbe detto Franco della manovra finanziaria del governo giallo-verde. Non potevo escludere che gli sarebbe sembrata una manovra di buon senso, perch una manovra apparentemente espansiva. Poich io invece penso che sia una manovra disastrosa, ero un po’ preoccupato. Poi per mi sono detto che Franco l’avrebbe bocciata senza appello per una ragione semplice. Perch questa manovra, cancellando in parte la riforma pensionistica del 2011, infrange uno dei suoi tab: il fatto che le pensioni possano non corrispondere ai contributi versati. Franco Modigliani fu forse il primo in Italia a battersi per l’equivalenza fra pensioni e contributi versati, contro le pensioni di anzianit, contro i pensionamenti anticipati. Sulle pensioni, come sulla scala mobile in una famosa serie di articoli scritti su questo giornale nel 1975, ebbe spesso la capacita’ di capire con grande anticipo, certo prima di tutti noi, i guai in cui ci stavamo cacciando.

6 novembre 2018 (modifica il 6 novembre 2018 | 08:19)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




http://xml2.corriereobjects.it/rss/economia.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *