Fondazione Cariplo e lo sport, nelle periferie contro la povertà infantile –


Serve una cultura delle nuove relazioni che passa anche dal riscoprire come si stava bene quando ci si incontrava nelle piazze, in luoghi pubblici e si stava insieme. non possiamo dimenticare il lato umano delle relazioni” inizia con queste parole la lunga intervista con Giuseppe Guzzetti da vent’anni presidente di Fondazione Cariplo, la più importante organizzazione filantropica in Italia che dal 1991 ad oggi ha realizzato oltre 30mila progetti donando più di tre miliardi di euro agli enti no profit. Molti di questi progetti sono a sostegno dei più deboli, persone che spesso vivono ai margini e nelle periferie. Tra i molti progetti sostenuti dalla fondazione il documentario Anime di periferia, scritto e diretto da Antonella Matranga e realizzato a Corviale, detto il Serpentone, nella periferia di Roma. Il film è incentrato sulla squadra di rugby Arvalia Villa Pamphili, coesa come una famiglia alla ricerca di fondi per risollevare le sorti economiche di un campo e di un quartiere. La storia racconta, dunque, di come sport e cultura del territorio rappresentino un campo ideale di sfida alle avversità, un luogo virtuoso nel quale crescere, formarsi come uomini, trovare una propria dimensione morale e di vita. La diffusione del docu-film è realizzata in collaborazione con Corriere dello Sport e Tuttosport.  Il road movie da Corviale si sposta anche in Lombardia, dove i rugbisti incontrano i giocatori del club milanese Stella rossa, ed entrano in contatto con la realtà associativa Terzo passaggio, impegnata socialmente nella zona di Rogoredo. Anime di periferia, realizzato con il contributo di Fondazione Cariplo che ha avviato LaCittàIntorno, un progetto di sostegno alle periferie.

CLICCA QUI E GUARDA IL DOCU-FILM: ANIME DI PERIFERIA

Perchè Fondazione Cariplo è impegnata nelle periferie?

Per tanti motivi abbiamo scelto di dedicarci ai quartieri periferici. Ad esempio, a Milano, attraverso il Programma QuBì -la ricetta contro la povertà infantile- che si dedica agli oltre 21mila bambini che vivono in povertà assoluta. 21mila ha capito bene. E anche in questo caso lo sport non è rimasto a guardare. Milan, Inter ed Olimpia Milano si sono subito dimostrati disponibili ad aiutarci per il bene di questi bambini.


Anime di Periferia – Clip #4

Lo sport è importante…

Certo, fa bene al corpo, e genera benessere in generale. Come si diceva ai miei tempi: mens sana in corpore sano. Lo sport è educazione. Certo che di questi tempi si vedono episodi nel mondo dello sport ben poco educativi…

E’ lo specchio dei tempi?

C’è troppo odio e rancore. Ciò che è peggio e che lo tramandiamo ai ragazzi. Per fortuna ci sono anche esempi eccezionali di sportivi che sanno trasmettere certi valori. Lo sport invece deve integrare, insegnare la disciplina, l’impegno e il rispetto. Il rugby ad esempio è uno degli sport che parte da contatti molto fisici ma dimostra che anche la presa più robusta può essere frutto di correttezza.

Lo sport è utile…

Serve a crescere insieme agli altri, spesso in contesti difficili come le periferie. Roma, Milano non fa differenza. Le periferie hanno tratti simili, se non ci fossero luoghi di sport nelle periferie i giovani avrebbero davvero ben poco

Ma nelle periferie avete un progetto dedicato: qual è stato il bisogno o l’urgenza che ha dato avvio al progetto LaCittàIntorno?

Le periferie di una città possono essere una grande risorsa di energia da convogliare verso il coinvolgimento e la partecipazione, per animare quei luoghi. Ci vivono tantissime persone che aspettano solo l’occasione per sentirsi parte della città. Se queste energie non le convogliamo verso un progetto che punta a rammendare le relazioni tra le persone, il rischio è che a lungo andare si trasformino in degrado come gia qualche volta accade. Non si deve attendere l’urgenza per intervenire. Il bisogno di portare di valorizzare e riqualificare i quartieri lontano dal centro esiste da tempo.

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 Qual è il futuro di LaCittàIntorno? Come evolverà l’iniziativa?

 Il progetto si lega fortemente ad un’altra iniziativa della fondazione: il Programma QuBì – acronimo di “quanto basta” – un progetto da 25 milioni di euro che sta mobilitando centinaia di organizzazioni sul territorio ed una rete di 23 quartieri a Milano che hanno messo in campo ciascuno la propria ricetta per contrastare il fenomeno della povertà. Una ricetta, anzi due che puntano a riattivare le periferie di Milano, ma che possono trovare sviluppo anche altrove, diventando modelli di riferimento da replicare. Le periferie infatti non sono solo quelle delle grandi città.

 


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