Fmi, Lagarde mette il mondo in guardia: «Nessuna catastrofe, ma il momento è delicato»


L’approccio di Christine Lagarde andato via via allargandosi negli ultimi mesi. E anche nel discorso di oggi 2 aprile, tenuto nella Us Chamber of Commerce di Washington, la direttrice del Fondo monetario ha incrociato economia, politica e persino strategie giudiziarie.

Punto di partenza sono le previsioni sulla crescita mondiale. Lagarde anticipa il senso del rapporto che sar diffuso la settimana prossima con gli Spring Meetings del Fmi: nel 70% dei 189 Paesi esaminati, l’aumento del pil sta rallentando. Questo non significa, per, sottolinea Lagarde, che sia in vista una recessione. Anzi nella seconda parte del 2019 atteso un rimbalzo. E’ una diagnosi sostanzialmente in linea con quella del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell. Si potrebbe dire che sta prendendo forma un nuovo Washington consensus: ci sono dei rischi, il momento delicato, ma non stiamo correndo verso un catastrofico scenario di recessione generalizzata.

Occorre attenzione, per. Per il momento Lagarde cita due pericoli: la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, pi l’impatto della Brexit. Il contenzioso tra Donald Trump e Xi Jinping potrebbe frenare gli investimenti. Secondo il Fmi l’eventuale applicazione da parte americana di un dazio del 25% sulle importazioni cinesi causerebbe un calo del Pil pari allo 0,6% in Usa e pari all’1,5% in Cina. Siamo, per, ancora nel campo delle ipotesi. Se analizziamo le statistiche americane ufficiali, compilate dal Census, scopriamo che, nonostante la guerra dei dazi, le esportazioni della Cina verso gli Stati Uniti non sono affatto diminuite. Anzi sono cresciute a ritmo regolare: da 462, 5 miliardi di dollari nel 2016 (epoca Obama) a 505, 4 miliardi nel 2017 (primo anno di Trump) a 539,5 miliardi di dollari nel 2018 (guerra commerciale).

Il secondo punto tocca le raccomandazioni di politica economica. Qui Lagarde riprende il repertorio classico del Fondo monetario: i Paesi con alto indebitamento (nessun nome per ora) dovrebbero muoversi subito per creare gli spazi di manovra fiscale su cui incardinare le misure per favorire la crescita e ridurre le disuguaglianze eccessive. Quali misure? Imposte progressive, maggiore accesso all’istruzione e alla formazione specie per i giovani e le donne, investimenti in infrastrutture. E’ una formula che andr declinata Paese per Paese. Su questo Lagarde e il Fondo diranno qualcosa di pi la settimana prossima. Il caso Italia, (alto debito, crescita zero), sar uno dei pi seguiti.

Il terzo aspetto l’inedita attenzione dedicata alla corruzione. Secondo un’indagine del Fondo, due terzi dei Paesi nel mondo sono contaminati dalla piaga delle tangenti. Il costo annuale, misurato in termini di minor gettito fiscale e di distorsioni nella spesa pubblica, pari a 1.500 miliardi di dollari: circa il 2% del pil complessivo.


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