Flat Tax, meno sgravi? Così sarà giustizia sommaria


Lo scambio, meno sgravi per la flat tax? Ma così sarà giustizia sommaria

È di moda parlar male della nostra imposta sui redditi, l’Irpef. A volte con ragione, a volte senza. È senza ragione chi rimprovera all’Irpef di avere cinque aliquote, quasi questo fosse una mostruosità solitaria nel panorama fiscale mondiale, una complicazione da spazzare via con un’aliquota unica, la mitica flat tax. In realtà una pluralità di aliquote è così diffusa nel mondo da far sospettare che non sia poi una gran complicazione: oltre quattro quinti dei quasi 250 stati e territori esistenti al mondo hanno un’imposta sul reddito con più aliquote e il numero medio di aliquote è, all’incirca, cinque.

90, ma per tutti

A dispetto dell’apparenza, non sono molto solide neppure le ragioni che portano a ritenere l’Irpef complicata in quanto caratterizzata da un profluvio di deduzioni e di detrazioni per spese. Anche se l’Irpef ha circa 90 di queste voci (secondo gli ultimi rapporti sulle spese fiscali), condannarle solo per la numerosità è errato o quantomeno fuorviante, per vari motivi.

In primo luogo, non c’è un solo contribuente in grado di godere di tutte queste voci e il loro numero totale non ha quindi gran senso. Nessuno può utilizzare al tempo stesso la detrazione per l’acquisto dell’abitazione principale mediante mutuo, quella mediante leasing e quella per il canone di locazione della stessa. Solo un nuovo Mecenate potrebbe usufruire di tutte le dieci detrazioni e deduzioni per fini culturali o paesaggistici e di altre agevolazioni similari, mentre sarebbe sospetto di ipocondria chi ricorresse a tutte e quattro le agevolazioni per la salute. Sarei infine alquanto curioso di conoscere la persona, certo assai ansiosa della propria sorte ultraterrena, che avesse offerto il proprio ecumenico e deducibile sostegno contemporaneamente alle chiese cattolica, avventista, evangelica e luterana, nonché alla comunità ebraica.

Dichiarazioni su misura

Un secondo motivo per salvare, almeno in parte, queste misure è che esse hanno anche fini meritevoli: favorire la beneficienza, incentivare la previdenza, promuovere l’istruzione, rendere più sicura e confortevole la propria casa. In una sola frase, il sistema di detrazioni e deduzioni permette a ciascuno di noi di personalizzare la dichiarazione, avvicinando il reddito in essa tassato a quello effettivamente disponibile, al netto di spese necessarie o utili. Un’Irpef tagliata su misura e cucita in base alle nostre esigenze.

Infine, la principale complicazione di deduzioni e detrazioni risiede non nel numero complessivo ma nella singola disciplina di ciascuna di esse: condizioni per goderne, documentazione richiesta, calcoli necessari. Un gran numero di voci riportate automaticamente nella dichiarazione precompilata — come si è fatto negli ultimi anni — può comportare un disturbo nettamente inferiore a quello derivante da una sola posta, ma gravata di adempimenti: chi ha sostenuto una spesa di riqualificazione energetica se ne è fatto un’idea, tra Cila, bonifico speciale e comunicazione all’Enea.

Da questo ultimo punto di vista, emerge un profilo dell’Irpef che si presta a critiche e con ragione. La vera complessità dell’Irpef non sono le cinque aliquote o le 90 detrazioni o deduzioni per spese, ma le detrazioni per tipo di reddito e per carichi familiari che, per inciso, valgono ben più di tutte le altre. Il fatto che decrescano al crescere del reddito aggiunge un secondo meccanismo progressivo, ridondante rispetto a quello delle aliquote, dannoso, in quanto rende complesso determinare l’imposta per i diversi livelli di reddito, e opaco, perché maschera bruschi balzi d’imposta. Vera, grande e «semplice semplificazione» sarebbe trasformare tali detrazioni variabili in minimi esenti fissi.

Il caos intorno

Ma c’è un secondo profilo che emerge dallo studio delle spese fiscali: l’Irpef conta circa un centinaio di altre esclusioni, esenzioni, imposte sostitutive, regimi speciali, crediti d’imposta e aliquote ridotte. Insomma, il caos non sta tanto dentro l’attuale Irpef, con le spese agevolate e le aliquote multiple, ma tutto intorno: a compromettere la vista dell’edificio principale, ancora forte di 800 miliardi di redditi, è il panorama di macerie che lo circonda, formato dai redditi portati fuori da esso, in primis da forfait, cedolari e risparmio (90 miliardi), e, più ancora, da quelli mai entrati in esso, perché non dichiarati, e stimabili in circa 200 miliardi.

A fronte di tutto questo la flat tax è una semplificazione? In un certo senso sì, ma una semplificazione due volte ingiusta. Da un lato farebbe sparire le tante ma non tutte disutili voci che oggi permettono di personalizzare la propria dichiarazione, trasformandola invece in un letto di Procuste al quale tutti dovrebbero adattarsi, chi guadagnandoci e chi perdendoci; tutti uguali di fronte al mitico 15 per cento. Dall’altro, ridurrebbe l’edificio dell’Irpef allo stato delle macerie circostanti, di fatto legalizzando l’evasione e legittimando chi, con forfait, cedolari e altro, si è già sottratto alla progressività. Semplicità, certo, ma non giustizia. Se non sommaria.


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