Ferrari, Vettel sereno: «Trovate le risposte». Ma Marko prova ad agitare la Rossa


Sorseggia una bottiglietta di «Fiji», l’acqua di lusso che beve anche Tom Cruise. Ma non è «Mission Impossible», Sebastian Vettel sa come si vince qui: nessuno vanta più successi di lui in Bahrein, quattro. Gli ultimi due speciali, con la macchina rossa. Si è lasciato crescere i baffi, secondo un giornalista inglese così assomiglia a Nigel Mansell. «Davvero? Mi piace l’idea, Nigel era un leone». E dovrà esserlo anche lui, un leone nel deserto per archiviare i dolori del debutto e dare la caccia alla Mercedes. Come tutto il box rosso anche il tedesco sa di dover inseguire: i grigi andranno molto forte anche da queste parti.

La Ferrari dice di aver capito gli errori all’origine della batosta, di aver identificato i mali e trovato le medicine. Funzioneranno? «Abbiamo le risposte che cercavamo — spiega Seb —, non tutte. Ma abbiamo imparato cose che ci aiuteranno a essere più competitivi». Nel descrivere il post-Australia parla di «settimane frenetiche a Maranello di lavoro e analisi, di un gruppo tranquillo e con la mentalità giusta». Obiettivo, ritrovare la magia perduta: «Quella macchina bellissima da guidare che c’era a Barcellona e a Melbourne invece è sparita: eravamo lenti ovunque tranne che nelle curve veloci». Se fosse così anche su una pista vera come questa sarebbero guai serissimi.

È stata solo una questione di assetti sbagliati? Nel paddock riprende quota una teoria allarmistica ed è Helmut Marko a rilanciarla, non proprio l’ultimo arrivato. La Ferrari è andata così piano perché aveva problemi all’impianto di raffreddamento e le stesse grane le avrebbe avute la Haas che monta le power unit del Cavallino. Non solo, il superconsulente della Red Bull sostiene che la Fia sia intervenuta per chiudere alcune aree grigie del motore sfruttate in passato dagli avversari per aumentare la velocità sul dritto: «I picchi che avevano alla fine dei rettilinei ora non ci sono più».

Vettel smonta il pensiero del suo vecchio maestro, risponde calmo e non sembra preoccupato: «Dopo la gara Helmut era in aereo a dormire, non so dove abbia fatto quest’analisi». E fornisce pure una spiegazione tecnica sul calo di prestazioni nei rettilinei: «Nel 2018 avevamo una macchina molto efficiente e rapida sul dritto, mentre quella attuale ha più carico aerodinamico. Aspetterei un po’ prima di dire che è più lenta». Non fa promesse Seb, giustamente, lasciando l’entusiasmo a Charles Leclerc. Il monegasco si sbilancia: «Qui saremo più competitivi, a Melbourne non si è vista la vera Ferrari. Non credo che ci siano problemi strutturali, dobbiamo solo trovare la giusta messa a punto». L’ottimismo dei 21 anni, il carburante ideale per riprendere a volare.

28 marzo 2019 (modifica il 28 marzo 2019 | 22:40)

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