Ferrari, l’incubo di Leclerc non cancella 46 giri di gloria e la classe del ragazzino che piace


Un sogno che diventa un incubo per Charles Leclerc. Che peccato. Una vittoria che si sbriciola a dieci giri dalla fine. Un podio è sempre un podio, ma non si può essere felici, perché questo terzo posto è maledetto. Il ragazzino che piace, perché ha la faccia giusta, le mosse educate, non è mai sbracato, non esibisce tatuaggi volgari, non fatica a mostrare il suo sorriso fine ai tifosi, ha la vittoria in mano, la prima della sua vita in Ferrari, viene tradito proprio dalla Rossa. Il motore lo tradisce, gli ferma il cuore in gola, dalla felicità alla tristezza. Gli passa a fianco Lewis Hamilton, lo supera. «Oh mio Dio», urla in macchina. Charles Leclerc non può fare nulla. Lo scavalca anche l’altro rivale, Valtteri Bottas. Sì, è podio. Ma doveva essere trionfo, senza quell’improvviso guasto tecnico che ha interrotto la corsa verso il successo della Ferrari.

Ma su Leclerc si può scommettere, ha dimostrato la sua classe, in 46 giri vittoriosi. Al 46esimo il dramma tecnico, quel propulsore che impazzisce.

Problemi di affidabilità, così si dice in Formula 1. Succede, anche se c’è da impazzire dopo aver mostrato al mondo intero tutta la sua classe. Non si diventa a caso il più giovane pilota in pole position della storia della Ferrari e non si fanno 46 giri così intensi, da campione. Ha avuto un attimo di incertezza al via, forse preso in contropiede per un attimo dall’emozione, ci sta anche questa, anzi fosse così lo renderebbe ancora più umano e meno marziano. Superato dal compagno capitano, Sebastian Vettel, e dal rivale Valtteri Bottas, questo un po’ più grave, che disegna ancora meglio la pessima partenza di Leclerc, il giovane ferrarista ci ha messo poco, niente, a riprendersi ciò che aveva perso, il primato. Ha sistemato prima l’avversario Bottas e poi il suo capo, Sebastian Vettel. Prima ha comunicato al box, alla squadra, che stava andando veloce, che la sua Ferrari era messa meglio di quella di Vettel, si vedeva curva dopo curva, e in quella giusta ha fatto il sorpasso che sembrava quello della vita.

Niente, bisogna rimandare l’appuntamento con la gloria. Toccherà a Mattia Binotto, alla sua meravigliosa squadra di tecnici, capire i problemi e risolverli. Dall’Australia al Bahrein c’è già stato un bel salto, un netto miglioramento quanto a competitività della Ferrari. L’ingegnere capo, che in vita sua ha mangiato libri, motori e Ferrari, sa come fare, conosce le corde da toccare. Sa come mettere in pista una macchina che non si rompa. Perché anche quell’alettone che si stacca non è un bel segnale. Un film da non rivedere mai più.

31 marzo 2019 (modifica il 31 marzo 2019 | 19:04)

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