Facebook, la surrogata tra i benefit per i dipendenti (anche in Italia)


Dopo il congelamento degli ovuli, ora tra i benefit per i dipendenti dei colossi di Internet spunta anche la maternità surrogata. È quello che succede da Facebook dove i lavoratori assunti a tempo indeterminato possono contare anche su questo: il rimborso delle spese sostenute per la gpa, ossia la gestazione per altri. E vale anche per i dipendenti del social network della sede in Italia, dove la tecnica di procreazione assistita è espressamente vietata dalla legge. Ma chi ne usufruisce, recandosi ad esempio in altri paesi dove invece è consentito, riceve un rimborso fino a un massimo di 17 mila euro. A essere coperti, secondo un documento consultato dal Corriere, sono tutti i costi sostenuti per la pratica: dall’assistenza legale ai costi delle agenzie specializzate che assistono i futuri genitori fino alla cosiddetta «compensation» per la donatrice. E nell’elenco delle spese rimborsabili ci sono anche i «donor fertility cost»: dalla donazione dell’ovulo (o dello spermatozoo) fino a alle spese mediche per le visite e le analisi fatte durante la gravidanza.

Il tema della surrogata è in Italia molto sentito e tra le coppie che hanno utilizzato questa tecnica per diventare genitori ci sono l’ex governatore pugliese Nichi Vendola e il suo compagno Ed Testa che nel 2015 si rivolsero a un’agenzia di San Diego, California. Nel 2016 la nascita di Tobia Antonio, cui seguirono innumerevoli polemiche. Perché uno dei temi attorno all’utero in affitto è il riconoscimento del bambino nato. Su cui in questi giorni è intervenuta la Corte europea: «un bambino che nasce all’estero con la maternità surrogata in un Paese in cui la gestazione per altri (gpa) è legale — ha stabilito la Cedu — deve essere riconosciuto anche nei Paesi europei in cui questa pratica non è consentita, o con la trascrizione immediata all’anagrafe oppure con un’adozione piena che riconosca tutti i diritti-doveri anche alla madre non biologica (o al secondo padre)».

Questioni che non sembrano interessare i colossi della Silicon Valley che da anni si danno battaglia in tema di benefit, per cercare di tenersi stretti i dipendenti. Prima della surrogata infatti, è stata la pratica di congelare gli ovuli a essere rimborsata per le proprie dipendenti donne da nomi come Apple, Google e la stessa Facebook che offrono la possibilità di congelare e conservare i loro ovuli per rinviare una gravidanza. Anche in quel caso, non mancarono le polemiche: è giusto sostenere una società nella quale sei costretto a lavorare talmente duro da non poterti permettere di far crescere i tuoi figli?


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