Facebook, Google, Amazon e le altre big tech: perché devono pagare le tasse e perché la web tax è giusta


Cresce la digitalizzazione e sale il tono delle accuse rivolte in Occidente alle big tech Alphabet-Google, Facebook, Amazon, Apple Microsoft, i giganti che sono ai primi posti nella classifica mondiale per capitalizzazione e valgono complessivamente 3.600 miliardi di dollari. La maggiore contestazione mossa alle big tech da governi e opinione pubblica internazionale riguarda il tema dell’evasione e dell’elusione fiscale. Umberto Bertel professore emerito del Politecnico di Milano e studioso di economia digitale commenta: Prescindendo dalla correttezza di questi attacchi e sapendo che provengono anche dai soggetti danneggiati – o che temono di esserlo – chiaro che le big tech non pagano le tasse quanto dovrebbero. vero che le multinazionali hanno sempre utilizzato la cosiddetta ottimizzazione fiscale, cio hanno sfruttato legalmente le differenze nelle modalit di tassazione dei diversi Paesi o dei diversi Stati nell’ambito degli Usa. Tuttavia, in questo caso, il dubbio che si esageri legittimo. A rendere sfumato il confine fra legale e illegale per le imprese che svolgono larga parte delle loro attivit e transazioni attraverso Internet si aggiunta la specificit di avere un bisogno limitato di personale nelle aree servite.

Web Tax

Appare a questo punto appare inevitabile l’introduzione di una tassazione, la cosiddetta Web Tax, alla quale siano soggette tutte le imprese che operano con una significativa parte di attivit attraverso internet e in primo luogo, le grandi societ. Secondo Bertel: la crescita del potere delle grandi imprese digitali deve essere affrontato in sede politica a livello internazionale. Occorre un intervento politico per regolamentare il comparto digitale che porti equilibrio fra regolamentazione e innovazione, senza eccessi di vincoli e senza frenare imprenditorialit e creativit. I Paesi del G-20 devono rapidamente trovare un accordo superando interessi dei singoli e facendo prevalere il comune obiettivo di contrastare l’elusione fiscale delle grandi imprese digitali. Ma il tema che pi impressiona l’opinione pubblica, che sta allontanando milioni di utenti da Facebook rendendolo fra i social network quello con il futuro pi incerto, senza dubbio quello della privacy. vissuto con sensibilit e approcci differenti nelle diverse aree del mondo, ma con differenze anche fra i Paesi dell’UE. Bertel: un tema poco sentito in Cina, con la possibilit per le big tech locali Alibaba, Tencent, Baidu di avere meno restrizioni nelle loro realizzazioni: l’equivalente di WeChat, l’app di messaggistica multifunzione di maggior successo al mondo, sarebbe di molto pi difficile realizzazione in Occidente. E in Cina, a differenza dell’Occidente ma a somiglianza di quanto accade in molti Paesi a guida autoritaria, tutti i dati devono essere messi a disposizione dello Stato. un argomento pi sentito nell’Ue che negli Usa, specialmente nel nord Europa e in Germania che non nei Paesi mediterranei. Anche negli Usa per i temi della scarsa trasparenza nelle modalit di raccolta dei dati e della disinvoltura nel loro utilizzo e nella loro cessione a terzi sta emergendo con forza.

Il nodo dei dati

Facebook, in particolare, ha ceduto all’inglese Cambridge Analytica dati utilizzati poi nella campagna presidenziale statunitense. Sempre Facebook, contro la legge degli Stati Uniti ha avuto accesso e forse sfruttato informazioni sensibili di persone utilizzatrici di app dedicate alla salute presenti sugli iPhone: dati trasmessi a Facebook, forse senza averne coscienza, dai gestori delle app stesse sulla base dell’impegno assunto a fronte dell’utilizzo del software per la costruzione delle app messo gratuitamente a loro disposizione da Facebook. Chiude Bertel: Colpisce la scarsa trasparenza nella richiesta di autorizzazione all’uso dei dati in contropartita all’utilizzo dell’app, laddove dichiara che i dati potranno essere utilizzati anche dalle imprese che hanno partecipato alla predisposizione del software: con la conseguenza che finiscono nelle mani di Facebook anche i dati di soggetti non iscritti a Facebook.


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