F1, i promoter contro Liberty «Cambiate rotta su tv e gare»


Non è ancora iniziata la stagione di Formula 1 (al via il 17 marzo a Melbourne) che già Liberty si trova a gestire la prima patata bollente. Con un duro comunicato gli organizzatori delle corse attaccano la gestione americana ed esprimono preoccupazione sul futuro. Gli interessi economici in ballo sono enormi, ci sono Paesi come l’Azerbaigian o Singapore che pagano cifre da capogiro per ospitare i Gp e altri «soci» storici del circus (come Silverstone, Monza, Barcellona, Hockenheim e Messico) in evidenti difficoltà economiche che rischiano di essere estromessi in favore di nuovi candidati (nel 2020 per esempio debutterà il Vietnam). Per avere un’idea, Monza paga 24 milioni di dollari per l’edizione 2019.

La Fopa (Formula 1 Promoter association) che conta 16 organizzatori su 21 ha preso posizione in modo netto dopo un incontro ieri a Londra. Il primo nodo riguarda i diritti televisivi e la scelta di cederli principalmente alle pay tv: «Non è nell’interesse a lungo termine della Formula 1 che i tifosi perdano la possibilità di avere accesso gratuito ai contenuti ed alle trasmissioni televisive» . Il secondo riguarda la «mancanza di chiarezza sulle nuove iniziative in F1 e una mancanza di impegno verso i promoter riguardo alla loro attuazione».

Infine si parla di disparità di trattamento fra new entries e vecchi soci: «Le nuove gare non dovrebbero essere introdotte a scapito di quelle già esistenti, sebbene l’associazione sia incoraggiata dai modelli di business alternativi offerti alle nuove sedi potenziale». A far scoppiare il caso è stato il progetto di un Gp a Miami per il quale Liberty ha spinto al punto da offrire condizioni economiche speciali alle autorità locali. Una concessione che ha scatenato l’ira degli altri a cominciare da Austin che paga profumatamente per ospitare il Gp degli Usa. Alla fine il dossier Miami è stato rinviato a tempo indeterminato per ragioni di opportunità e per intoppi burocratici.

A capo dei promotori c’è Stuart Pringle che è anche il responsabile della pista di Silverstone. Il Gp di Gran Bretagna ha esercitato alla fine dell’anno scorso la clausola di rottura del contratto per rinegoziare il canone fissato in precedenza con Bernie Ecclestone. «Tutti sono insoddisfatti – ha detto Pringle – le idee di Liberty sono incoerenti. Siamo stati tutti rispettosi e silenziosi fino ad ora, ma abbiamo grandi preoccupazioni per la salute futura dello sport sotto questa gestione». A quanto pare Miami sta ottenendo un accordo gratuito e questo non sta bene a nessuno, inclusi ai colleghi statunitensi di Austin, che stanno lavorando duro per trovare i soldi e pagare il loro GP. Se continueremo così la F1 correrà solo su circuiti secondari».

A difesa di Liberty sono intervenuti i russi. Gli organizzatori del Gp di Sochi bollano come «infondate» le critiche.

29 gennaio 2019 (modifica il 29 gennaio 2019 | 17:07)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




http://xml2.corriereobjects.it/rss/sport.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *