Equo compenso, confronto aperto (ma soltanto per gli ordini)


Non tutte le polemiche vengono per nuocere. E cos il bando con cui il Mef all’inizio di marzo cercava consulenti qualificati disposti a lavorare gratis ha portato ieri a un risultato: riannodare il filo della discussione sul tema dell’equo compenso. La norma era stata introdotta nell’ultima legge di Bilancio del centro-sinistra.

Per essere applicata necessitava della definizione di standard per l’equo compenso diversi per ciascuna professione. Cosa che non mai stata fatta. L’unica certezza che il compenso nullo non certo equo, hanno detto in coro i rappresentanti delle varie categorie. Cos ieri il sottosegretario alla Giustizia con delega alle Professioni, Jacopo Morrone, ha incontrato i rappresentanti degli ordini. E si arrivati alla definizione di un tavolo di confronto. L’obiettivo suggerire correzioni legislative e ogni altra proposta utile per migliorare le norme, ha detto lo stesso Morrone.

Tutti contenti. Fatta eccezione per le professioni non ordinistiche: traduttori, designer, formatori, pubblicitari per fare solo qualche esempio. Il nodo esiste anche per noi — lamenta la presidente di Acta, una delle associazioni dei freelance —. Contiamo sul fatto che il governo non voglia escludere dal confronto una platea cos ampia. Che sente il problema almeno quanto i professionisti degli ordini.


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