Elettrodomestici, in Italia la partita per la leadership nel «bianco»


Il mondo degli elettrodomestici italiani è in continuo movimento e così in poche settimane abbiamo avuto l’acquisizione della Candy da parte dei cinesi della Haier e l’accordo di «stabilizzazione» di produzione e organici per quanto riguarda la Whirlpool, la multinazionale americana erede di due delle grandi dinastie del bianco nazionale (Borghi e Merloni).

Ma oltre a mettere in fila cosa avviene, si può anche tentare di leggere in abbinata i due accadimenti? Per quanto riguarda Haier occorre procedere con i piedi di piombo. I cinesi lavorano sui tempi lunghi e quindi non ci si devono aspettare da loro mosse repentine, il processo di immedesimazione nella Candy avrà la sua tempistica. Le prospettive sono indubbiamente interessanti, grazie al «know how» del manufacturing italiano Haier può ambire a giocare un ruolo di primo piano nel Vecchio Continente. I cinesi sono già presenti in Slesia dove esiste quello che è stato chiamato il «distretto polacco parallelo» ovvero una zona a industrializzazione diffusa e costo del lavoro nettamente più basso che ha replicato il tradizionale modello italiano. Ma le variabili sono tante e quella di Candy potrebbe essere solo l’antipasto di altre acquisizioni. Se l’azienda dei Fumagalli lavorava in prevalenza sulle nicchie, i nuovi proprietari potrebbero rovesciare l’impostazione e tentare davvero di conquistare l’Europa.

Analizzando le mosse del risiko bianco non dobbiamo però dimenticare le tendenze di fondo di quest’industria che (purtroppo) sta sempre di più assomigliando alla produzione di una commodity, fatta eccezione per la gamma alta nella quale spicca la presenza tedesca. Ed è proprio la tendenza di cui sopra che ci aiuta a capire anche la stabilizzazione Whirlpool in Italia. Senza entrare nelle polemiche sul ruolo del ministro Luigi Di Maio si può tranquillamente ricordare come negli ambienti del «bianco» si aspettasse con qualche trepidazione il nuovo negoziato con ministero e sindacati. La digestione dell’acquisizione del gruppo Merloni veniva giudicata «difficile» dal mercato e se ne temevano le conseguenze a valle. Tutto invece è andato per il verso giusto e la spiegazione sta proprio in quelle tendenze di fondo di cui parlavamo. L’impressione è che il costo del lavoro diventi meno decisivo di ieri nelle strategie dei principali player e proprio per reggere in un mercato di commodity la qualità del prodotto (e quindi delle fabbriche) non sia una variabile secondaria, tutt’altro.

Chiudere in Italia e delocalizzare nei paradisi del salario low cost non è più il credo assoluto, anche perché nel frattempo si è modificato il mix della manodopera. Diminuiscono in proporzione le figure comuni e diventano decisive le professionalità più qualificate. In attesa di capire cosa cambierà dopo gli accadimenti Haier e Whirlpool c’è da sottolineare come il terzo giocatore (l’Electrolux, a sua volta erede della tradizione Zanussi) resti vigile. Fortunatamente per il gruppo — e per il lavoro italiano — il cielo non sembra nuvoloso e questo permette al gruppo svedese di portare avanti almeno due progetti strategici. Il primo è proprio quello della ristrutturazione della manifattura in chiave 4.0 con tante postazione da ingegnere in fabbrica e il secondo è fatto di acquisizioni mirate in nicchie di mercato giudicati interessanti come le macchine per la distribuzione di bevande, le cappe o i piccoli elettrodomestici per la cottura sottovuoto.

28 ottobre 2018 (modifica il 28 ottobre 2018 | 10:03)

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