El-Erian: «Le vendite sul debito italiano? Ora è la bassa crescita la vostra sfida»


La sfida principale dell’Italia resta quella di generare una crescita elevata e sostenibile, ma oltre alle questioni domestiche, due sviluppi a livello europeo complicano le prospettive per l’Italia, sostiene Mohamed El-Erian, 60 anni, chief economic advisor di Allianz, il gruppo assicurativo tedesco che controlla Pimco, di cui l’economista di origini egiziane e passaporto Usa stato Ceo e co-responsabile degli investimenti dal 2007 al 2014.

Cominciamo da Moody’s, che venerd notte ha declassato il debito sovrano italiano a Baa3, un gradino sopra il valore “spazzatura”, con outlook stabile. Il downgrade giustificato? Il contesto importante per capire l’azione di Moody’s sul rating. In primo luogo, l’economia europea ha registrato una perdita di slancio della crescita, e questo nel mezzo di maggiori pressioni di frammentazione associate alla Brexit e all’involuzione di alcuni membri orientali dell’Unione. In secondo luogo, avendo gi ridotto la quantit di titoli di Stato che acquista ogni mese, la Banca centrale europea sembra pronta a fermare, alla fine dell’anno, il suo programma di acquisto di titoli su larga scala. Insieme, questi due fattori rendono pi difficili sia la crescita che le prospettive finanziarie per l’Italia. Il governo ha risposto utilizzando la politica fiscale per cercare di rilanciare l’economia, cio gestendo un disavanzo di bilancio pi ampio in anticipo per generare una maggiore crescita attuale, futura e potenziale.

Moddy’s sottolinea che il debito pubblico salir ancora di pi. questo il problema maggiore dell’Italia? Dato lo stock esistente, la sostenibilit del debito diventerebbe un problema pi grande se l’approccio del governo non riuscisse a generare una crescita elevata e duratura. questa preoccupazione che ha spinto Moody’s la scorsa settimana a declassare il rating del debito sovrano dell’Italia. In parole povere, la visione di Moody che l’aumento del debito non sar accompagnato, n ora n pi tardi, da una crescita sufficientemente alta. L’approccio adottato dal governo – per usare le parole dell’agenzia – non alzer “la mediocre performance di crescita dell’Italia su una base duratura”. Questo giudizio deriva dalla sua valutazione sulla quantit e qualit delle riforme strutturali a favore della crescita perseguite dal governo. E perci stima una crescita futura notevolmente pi bassa di quella attesa dalle autorit italiane.

Venerd lo spread tra il Btp decennale e il Bund tedesco salito fino a 340 punti, il livello pi alto dall’aprile 2013, poi tornato a 315. Che cosa succeder oggi sui mercati? Preoccupazioni come quelle espresse da Moody’s non sono l’unico fattore che ha portato a un ampliamento dello spread ai livelli visti alcuni anni fa nel bel mezzo della crisi dell’euro. Di fatto, considerando quale sarebbe normalmente un calendario gestibile delle scadenze del debito giunto a maturazione, molti ritengono che potrebbe non essere un fattore cos importante. Piuttosto, la preoccupazione viene dal confronto pubblico del governo italiano con la Commissione europea sulla presentazione della legge di bilancio la scorsa settimana, insieme al rischio che questo potrebbe contaminare anche le relazioni del Paese con la Bce. Che cosa succede ora, per, non solo una questione politica; gli spread italiani saranno influenzati anche da ci che succede sui mercati finaziari globali.

La Bce ha comunicato che nel solo mese di agosto gli investitori esteri hanno venduto 17,9 miliardi di asset italiani, di cui 17,4 erano titoli di Stato. Da che cosa fuggono?Qui non sono entrati in gioco solo fattori specifici italiani. Tali vendite sono parte di un ritiro complessivo del capitale dal rischio. Pi in generale, i mercati finanziari globali sembrano essere nel mezzo di un cambio di regime. Dopo diversi anni di appetito per il rischio insolitamente alto e volatilit di mercato insolitamente bassa associati a iniezioni di liquidit ampie, ripetute e prevedibili da parte delle banche centrali, si va verso maggiore avversione al rischio e maggiore volatilit associate a un minore stimolo della banca centrale e a un’economia globale che sta rallentando e diventando sempre pi divergente. Questa evoluzione internazionale avr un’influenza importante sullo spread sovrano italiano. Una transizione ordinata fornirebbe pi tempo e spazio alla strategia economica del governo. Una transizione disordinata creerebbe invece notevoli difficolt, perch diventerebbe pi difficile e costoso finanziarsi sia per il governo che per le societ.

Teme un contagio ad altri Paesi europei come Spagna, Portogallo o Grecia? Dati i provvedimenti gi adottati da diversi altri Paesi, il rischio di contagio regionale significativamente meno grave rispetto al passato. Pertanto i loro spread potrebbero finire sotto pressione, ma probabilmente non abbastanza da creare un senso di crisi. Questo cambierebbe nel caso in cui in Europa la crescita avesse un calo drastico, le pressioni verso una frammentazione aumentassero notevolmente e l’avversione al rischio globale subisse un’impennata a causa, ad esempio, di una seria guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti o di perturbazioni sui mercati emergenti.

Ma l’Italia rischia davvero di uscire dall’eurozona? Se una tale possibilit fosse prezzata dai mercati, le obbligazioni italiane registrerebbero non solo un brusco aumento degli spread, ma anche aree di illiquidit all’interno di un contesto di finanziamento pi difficile in generale. Non sarebbe certamente piacevole e avrebbe effetti di crescita negativi nel breve periodo.

Negativo quanto in Grecia nel pieno della crisi?Probabilmente no, e per almeno due ragioni. Innanzitutto, l’Italia ha maggiori possibilit di generare crescita date le sue caratteristiche economiche pi avanzate e diversificate. In secondo luogo, il rischio di insolvenza dovuto alla denominazione della valuta sarebbe significativamente pi basso dato il modo in cui vengono scritti certi contratti.

Molti sono arrivati a rimpiangere Silvio Berlusconi. Concorda? meglio lasciare il giudizio ai cittadini italiani.

21 ottobre 2018 (modifica il 22 ottobre 2018 | 00:29)

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