Effetto Spritz: così il boom del cocktail ha fatto crescere le aziende italiane Chi ci ha guadagnato? Video


Quando avete bevuto il vostro primo spritz? Se non siete veneti, friulani o giuliani dieci anni fa forse non sapevate nemmeno cosa fosse. Poi, nel 2009, sono successe due cose: il Prosecco ha ottenuto la denominazione di origine controllata, l’Aperol ha fatto un balzo nelle vendite( +40%, la percentuale di crescita pi ampia registrata dal 2001 ad oggi). Mettete insieme i due ingredienti, aggiungete un pizzico di soda e avrete lo Spritz veneziano come compare nella ricetta originale riconosciuta dall’Iba, l’associazione internazionale dei bar tender. Quello che ormai ordinate anche voi e che, all’estero, diventato il simbolo dell’aperitivo all’italiana. Ci sono voluti meno di dieci anni per rendere la bevanda (nata come semplice mix di vino e seltz durante l’Impero austroungarico, rinnovata grazie all’Aperol intorno agli anni ’20 ma rimasta confinata nel Nordest per decenni) una moda. Italiana prima, europea poi. Ora sta conquistando gli Usa: l’anno scorso la Cnn l’aveva definito il cocktail dell’estate, il secondo pi ordinato nei bar di Manhattan.

Ma non si limiter agli States: alla Aperol, di propriet del gruppo Campari dal 2003, stanno lavorando alla conquista di nuovi mercati. Quando lo abbiamo acquisito il marchio, creato a Padova nel 1819 dai fratelli Barbieri, aveva una presenza solo regionale: ora il nostro prossimo traguardo il Nord America, ma stiamo portando Aperol anche in Australia, Brasile e Cile . E anche nei piccoli centri del Sud: in Italia la percentuale di crescita ancora a doppia cifra, significa che il mercato non maturo, sottolinea Andrea Neri, managing director italian icons di Campari. lui ad aver programmato, a tavolino, il successo di Aperol: il suo arrivo in azienda, nel 2008, coincide con il lancio della strategia di espansione della bevanda sia all’estero che in Italia. Una tendenza che non si ferma: nel 2018 le vendite sono aumentate del 28,1% (rappresentano il 16% delle vendite totali del gruppo, pari a 1,7 miliardi). Portandosi dietro anche quelle di Campari, la vera bevanda storica del gruppo: nel 2008 ha segnato il +9,8%, nel 2018 del 5%. Il segreto? Non proporre solo una bevanda, ma un modo nuovo di socializzare. In Italia abbiamo puntato su un aperitivo diverso, facendo leva sulla leggerezza del cocktail. All’estero, invece, abbiamo portato il concetto di italianit, che andato a sovrapporsi alle tradizioni locali come quella dell’happy hour inglese o delle tapas spagnole, racconta Neri.

A proposito di italianit: anche l’altro ingrediente-chiave dello spritz, il Prosecco, diventato negli ultimi anni uno dei vini nostrani pi apprezzati all’estero. Lo dicono i numeri: l’anno scorso sono state vendute 464 milioni di bottiglie (+5,6% rispetto al 2017), il 75% delle quali destinate all’estero. Il giro d’affari? Circa due miliardi e mezzo di euro, calcola Stefano Zanette, presidente del Sistema Prosecco (che riunisce i tre consorzi di produzione del vino: il doc e i due docg Asolo e Conegliano Valdobbiadene). Ma non immaginatevi aziende enormi: il territorio della doc, per esempio, abbraccia nove province tra Veneto e Friuli Venezia Giulia e comprende un totale di oltre 10mila piccole aziende, ognuna con 2,3 ettari in media. Quello della docg Conegliano Valdobbiadene per un pelo non finito nella lista dei siti protetti dall’Unesco: la bocciatura arrivata nel luglio scorso, ma il governatore Luca Zaia ha subito fatto sapere di voler ritentare anche quest’anno. Il salto del Prosecco dal Nordest alle tavole di tutto il mondo ha una leva importante: La denominazione ha dato seriet al prodotto, il marketing lo ha presentato come simbolo dello stile italiano, ma alla fine quello che conta l’ottimo rapporto qualit-prezzo: un lusso alla portata di tutti, riassume il presidente. Un argomento sempre valido, insomma. Anche se, conferma Zanette, il momento di guardare oltre: In questi anni abbiamo visto le vendite crescere anche del 15-17%: siamo consapevoli che mantenere questo ritmo sar difficile.

La nuova moda il ros, come confermano anche gli studi di settore (per esempio il Wine Trends to watch for in 2018 della societ di analisi Nielsen)? Che ros sia: Vogliamo portare sul mercato la tipologia di Prosecco ros, ci stiamo lavorando, rivela Zanette. Alla Campari, invece, strategia vincente non si cambia. Si implementa: nel 2011 stato lanciato l’Aperol Spritz gi pronto, nel 2017 arrivato il restyling della confezione di Aperol tradizionale. Il prodotto di punta, insomma, per ora resta lui: Non abbiamo in programma nessuna rivoluzione. Anzi, ho l’impressione che le altre “rivoluzioni colorate, come quella del ros o del gin rosa, puntino sui colori seguendo proprio l’esempio del nostro arancione”, conferma Neri.


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