Draghi, i nuovi prestiti alle banche e la minaccia del «Demand Crunch»


Mario Draghi, con le misure su tassi e credit easing decise gioved, ha fornito in un momento di pervasiva incertezza e rallentamento della congiuntura una rassicurazione su costo e quantit di liquidit a disposizione delle banche e quindi dell’economia.

Ma si tratta di condizioni preliminari: il presidente della Bce ha sottolineato che va considerevolmente accelerata l’attuazione delle riforme strutturali nei Paesi dell’area euro per consolidare la capacit di tenuta, ridurre la disoccupazione strutturale e rafforzare la produttivit e il potenziale di crescita. Se le banche sono lo strumento della politica monetaria per trasmettere impulsi all’economia, l’obiettivo raggiungibile a condizione che la domanda aggregata riceva stimoli strutturali per tradursi in crescita attraverso investimenti, certezze, fiducia. Compito che spetta a governi e politica.

Per le banche italiane, in particolare, le decisioni relative allo spostamento in avanti, a fine 2019, della permanenza dei tassi sui livelli attuali e ai nuovi prestiti agevolati (Tltro III) rappresentano buone notizie (attese, sebbene non del tutto rispetto a tempi e modalit, in parte ancora non indicate nei dettagli) per almeno tre motivi: viene assicurato il funding a condizioni per molti istituti pi favorevoli rispetto a quelle di mercato, considerato il rischio Paese; sar possibile utilizzare in parte le risorse a fronte delle scadenze relative ai vecchi prestiti Tltro (gli istituti italiani devono restituire alla Bce finanziamenti per 240 miliardi fra giugno 2020 e marzo 2012) attenuando cos l’impatto rispetto a operazioni sul mercato; in un Paese in recessione tecnica le banche avranno a disposizione munizioni forse pi necessarie che altrove per fare ci che la Bce ha raccomandato: i Tltro sono stati pensati perch le banche prendano in prestito a buone condizioni per finanziare economia, aziende, famiglie. E non per acquistare, come in passato, titoli di debito sovrano.

E qui sta il vero punto. La decisione della Bce trova ragioni nella frenata della congiuntura, in particolare in Italia e Germania, e nell’incertezza dovuta a guerre commerciali e Brexit. Ma rispetto agli altri Paesi il nostro ha problemi maggiori: debito pubblico, caduta della produzione industriale (solo attenuata da una ripresina di gennaio) e degli investimenti (in pochi anni questo spread rispetto alla Germania salito a 150 miliardi), una domanda interna che non in grado di assorbire eventuali contraccolpi dell’export, punto di forza delle nostre imprese, messo a rischio da congiuntura e dazi. Dunque, la Bce interviene con tutti gli strumenti per evitare credit crunch. Ma non pu far nulla nei confronti di un demand crunch che, a parit di condizioni, si profila minaccioso.

13 marzo 2019 (modifica il 13 marzo 2019 | 16:45)

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