Dopo la «strage degli alberi», un nuovo piano di investimenti per il Bellunese


Case scoperchiate, strade cancellate dalle frane, paesi di montagna rimasti isolati per giorni, senza luce n acqua. E poi loro: gli alberi. Tirati gi dalla forza del vento, a milioni. Boschi di intere vallate distrutti, ridotti ad un triste ammasso di stuzzicadenti rovesciati. Sono queste le immagini di morte e distruzione che, negli ultimi giorni, ci sono giunte dalle zone alluvionate del Triveneto e in particolare del Bellunese. Mentre le squadre di Protezione Civile, Vigili del Fuoco ed Esercito continuano a lavorare insieme a istituzioni locali e cittadini per fronteggiare l’emergenza, necessario che Regione Veneto e Governo si adoperino per porre in essere in tempi brevi un piano di investimenti per la montagna del Bellunese.

Quello della montagna , per sua natura, un contesto speciale. La complessa e decentrata geografia del territorio, unitamente alle difficili condizioni meteorologiche durante l’inverno, rendono, infatti, i territori di montagna pi difficili da vivere rispetto a quelli della pianura. E quello del Bellunese rappresenta un contesto particolarmente critico. Secondo i dati ISTAT, negli ultimi dieci anni il Bellunese ha perso il 2% della propria popolazione, e non solo a causa di un saldo demografico negativo, ma anche a causa di un forte tasso di emigrazione che interessa soprattutto i comuni di alta montagna. Nell’ultimo decennio, comuni montani come quelli di Alleghe, Gosaldo, Ospitale di Cadore e Rocca Pietore sono, infatti, arrivati a perdere il 10% della propria popolazione. E non si dica che questo il destino della montagna. Negli ultimi dieci anni, ad esempio, la popolazione del Trentino aumentata del 2,6%, mentre quella dell’Alto Adige del 3,4%.

E quando spariscono le persone, spariscono anche i servizi – sia pubblici che privati. Ad una bassa densit abitativa corrisponde un calo delle entrate fiscali nelle casse degli enti locali, i quali si trovano in difficolt di erogazione di servizi fondamentali per il sostegno delle famiglie, delle imprese e, dunque, al mantenimento delle popolazioni nelle loro vallate. Non a caso, la situazione infrastrutturale del Bellunese rimane, ad oggi, incompleta. Basti pensare all’autostrada che si ferma a Ponte nelle Alpi, o alla ferrovia che non sale oltre Calalzo, mentre i territori del Trentino e dell’Alto Adige sono attraversati da strade e binari che li connettono con il cuore dell’Europa. Ad una bassa densit abitativa corrisponde anche un pi basso livello di servizi privati, come negozi, farmacie e banche. Secondo i dati della CGIA di Mestre, nel Bellunese i negozi sono poco pi di 2.300, ovvero uno ogni 1,6 km quadrati, mentre la media italiana di uno ogni 0,4 km quadrati. Nel territorio provinciale le farmacie sono 80, una ogni 46 km quadrati. Questo significa che si rischia di dover fare parecchia strada se si ha bisogno di un farmaco, soprattutto se si abita in montagna. Negli ultimi dieci anni sono pi di 50 gli sportelli bancari che sono stati chiusi, rendendo pi complicato per i bellunesi che abitano nei comuni montani anche solo fare un prelievo bancario.

Non c’ dunque da meravigliarsi se, tra il 2010 e il 2017, nella provincia di Belluno abbiano chiuso 890 imprese, rappresentando un fenomeno che la stessa CGIA definisce come desertificazione imprenditoriale. Questo il difficile contesto socio-economico sul quale si abbattuta l’alluvione. E questo contesto andr ora tenuto ben in considerazione nella formulazione – da parte di Regione e Governo – della risposta istituzionale all’emergenza. Una risposta che dovr essere non solo adeguata in termini monetari, ma anche rapida dal punto di vista dei tempi. Il contesto della montagna bellunese impone una risposta urgente, in quanto esiste un rischio concreto che alcune delle zone interessate dall’alluvione siano destinate ad un’accelerazione dello spopolamento a causa della mancanza di servizi essenziali. Regione Veneto e Governo sono chiamati a trovare gi nella manovra finanziaria in procinto di arrivare in Parlamento lo spazio per un piano di investimenti per il Bellunese, capace non solo di ripristinare lo status-quo precedente all’alluvione, ma anche di rilanciare lo sviluppo delle infrastrutture necessarie per sbloccare il potenziale economico e umano della provincia delle Dolomiti.

*Professore presso la Johns Hopkins University di Bologna e ricercatore presso la Fondazione Eni Enrico Mattei di Milano

4 novembre 2018 (modifica il 4 novembre 2018 | 12:06)

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