Davide Moretti e Francesco Badocchi: per la prima volta due italiani si giocano la finale Ncaa


La prima volta di due cestisti italiani alle Final Four della Ncaa, il campionato universitario statunitense, diventa anche una tappa ulteriormente storica: luned 8 aprile a Minneapolis, infatti, uno tra Davide Moretti, bolognese che studia alla Texas Tech University di Lubbock, e Francesco “Frankie” Badocchi, italo-americano di Cernusco sul Naviglio, allievo della Virginia University di Charlottesville fondata dal presidente Thomas Jefferson, vincer uno dei titoli pi ambiti della pallacanestro. L’inedito nell’inedito, insomma. Un’ altra pietra miliare per il nostro basket, che sul fronte professionistico della Nba ha gi vissuto nel 2014 il trionfo di Marco Belinelli con i San Antonio Spurs (nonch il suo successo nella gara da tre punti dell’All Star Game di quell’annata) e la nomina di Andrea Bargnani, nel 2006, come prima scelta assoluta nel draft.

Le due semifinali

Le semifinali delle F4 ospitate dal Minnesota hanno premiato i Raiders texani e i Cavaliers della Virginia: Texas Tech si imposta per 61-51 su Michigan State (che stata anche l’universit di Earvin “Magic” Johnson), mentre Virginia ha regolato Auburn (63-62) in un finale thrilling, deciso da tre tiri liberi assegnati per un contestatissimo fallo a 6 decimi dalla conclusione del tempo regolamentare. I Cavaliers hanno cos ribaltato una partita che avevano preso in mano nei cinque minuti finale e che Auburn aveva invece quasi scippato loro con un parziale devastante di 14-0. Ma cominciamo da Davide Moretti, che merita prima di tutto un elogio extra sportivo in quanto stato appena premiato come l’atleta che ha i voti pi alti nel torneo Ncaa. E’ figlio d’arte perch pap Paolo, da qualche giorno tornato coach a Pistoia in serie A dopo l’esclusione della Mens Sana Siena in LegaDue, stato pluriscudettato e giocatore di valore della Nazionale. In un torneo che lo ha visto sempre in doppia cifra nelle quattro gare fin qui disputate, Davide non ha giocato la miglior partita della stagione – solo 5 punti in 38 minuti, con 2/6 al tiro –, ma una volta di pi stato importante nel contesto di una squadra che, da cenerentola che era – la sua crescita impetuosa prende le mosse dalla scorsa annata – diventata una stella brillantissima. Di fronte alla sua luminosit si sono abbagliate prima la numero 1 del ranking (Gonzaga, eliminata nelle Elite Eight, in pratica i quarti di finale) e poi la numero 2, Michigan State appunto. Contro Texas Tech, a demolire le speranze dei ragazzi del Michigan ha contribuito prima di tutto la proverbiale difesa dei Raiders. Ma poi ha inciso la serata di tiro di Matt Mooney, miglior marcatore con 22 punti, arrivati con 4/8 dall’arco e tre triple nel giro di tre minuti: stato quello il momento della svolta. Ben diverso, invece, l’andamento dell’altra semifinale, quella tra Virginia e Auburn: stata risolta solo con una contestata decisione arbitrale sul tiro da tre punti di Kyle Guy a 6 decimi dalla fine. Guy non ha sbagliato dalla lunetta e Virginia, andata avanti di 10 punti ma poi, come detto, scavalcata da un terrificante 0-14, ha evitato la beffa. Sarebbe stata una replica di quanto capitato nel 2018: entrati nel torneo con la testa di serie numero 1, i Cavaliers si fecero infatti eliminare dalla numero 16. La finalissima Texas Tech-Virginia una primizia assoluta per entrambe le universit (l’ultimo confronto tra due atenei in questa condizione risale al 1979, con la famosa sfida tra Michigan State di Magic Johson e Indiana State di Larry Bird), in un torneo che – turno dopo turno – ha visto cadere le grandi favorite, da Duke del fuoriclasse Zion Williamson (destinato a una luminosa carriera nella Nba) a Kentucky, da North Carolina a Michigan State (che era alla sua ottava semifinale). Ma se questo per tanti un giorno di rimpianti, per noi italiani solo un momento di gioia.

7 aprile 2019 (modifica il 7 aprile 2019 | 10:32)

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