Dalle provocazioni ai fischi, il duro Bonucci è ferito: «La Nazionale deve unire»


Prima quella corsa verso Mourinho, che si muoveva in modo teatrale sul prato dello Stadium con la mano tesa all’orecchio, per sentire meglio gli insulti dei tifosi della Juventus. Poi quella panchina nella sfida contro il Milan a San Siro, vissuta pi serenamente da spettatore che da ex mal sopportato. E per finire i fischi di Milano, prima e durante la sfida col Portogallo. Un triangolo di situazioni diverse, ma intrecciate, che Leonardo Bonucci avrebbe fatto volentieri a meno di vivere, soprattutto sabato sera. A caldo il difensore se l’ cavata col sarcasmo (La mamma degli imbecilli sempre incinta), ma poi ha argomentato il suo disagio. In modo quasi inaspettato, per un giocatore che ha fatto della grinta e della antipatia una sua forza, tanto da esultare dopo i gol col gesto provocatorio che invita a sciacquarsi la bocca.

Penso che la Nazionale dovrebbe unire e le vicende di club andrebbero lasciate fuori — premette Leo, che domani a Genk se giocher sar il capitano dell’Italia — . Ho sempre rispetto dei tifosi, ma stavolta hanno sbagliato. La Nazionale ha un’unica bandiera e tutti dovremmo avere lo stesso obiettivo. Sono dispiaciuto, perch San Siro era pieno e all’inno era da brividi. Credo sia stato superfluo fischiare ogni mio intervento nel primo tempo…. Purtroppo per l’Italia e per il difensore quei fischi hanno colto nel segno. I giocatori, come del resto gli allenatori, non sono dei robot. Bonucci non ha manifestato il suo malessere con alcun gesto di stizza, ma lo fa con le parole: Se sono stato influenzato? Non lo nascondo, un po’ s. Soprattutto perch non me l’aspettavo e ho commesso qualche errore non da me. Ma ho le spalle abbastanza grosse per sopportare anche questo.

A inizio stagione Leo era stato fischiato anche dalla curva della Juve. Poi, con le mani giunte e il capo chino, aveva ottenuto il perdono per il tradimento dell’estate precedente, con la fuga verso Milano e il successivo pentimento. Dite che in Italia siamo un po’ indietro come cultura sportiva? Toglierei “un po’”, perch contestare me ci pu stare. Ma sentire i fischi ai miei compagni che venivano sostituiti stata una cosa ridicola. All’estero queste situazioni non si verificano mai, la cultura diversa. Noi dobbiamo crescere come squadra, ma anche tra i tifosi ci deve essere un processo di crescita. Interrompere le partite in caso di insulti come chiede Ancelotti? Sarebbe una misura drastica, ma non compete a noi calciatori. In ogni caso bisogna vivere meno di invidia, ma pi di cordialit ed empatia…. Magari gi dalla prossima esultanza, perch no? Da qualche parte bisogna pur cominciare.

19 novembre 2018 (modifica il 19 novembre 2018 | 09:15)

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