«Dal Sud al mondo», il Mattino al Teatrino di Palazzo Reale Modelli vincenti contro stereotipi –


Si può fare, anche dal Mezzogiorno. Organizzando il convegno «Il Sud nel mondo, voci e storie di successo», questa mattina in programma al Teatrino di Corte di Palazzo Reale a Napoli, ci siamo confrontati con manager, scienziati, capitani di impresa e artisti che in questi anni si sono affermati nei mercati globali senza perdere il legame con le regioni d’origine. In queste pagine troverete una narrazione contromano rispetto alla vulgata che vuole il Sud Italia relegata, a volte senza torto, tra i territori più arretrati dell’Unione Europea. Uomini e donne di talento che hanno saputo aggiungere alla creatività e alla passione, qualità che da secoli contraddistinguono i popoli meridionali, quell’organizzazione e quella costanza che troppo spesso sono mancati tra i loro conterranei. Uomini e donne che non rivolgono lo sguardo, con una nostalgia e un orgoglio spesso di comodo, verso un lontano passato glorioso ma che hanno saputo innovare, rinnovare e alzare la testa in un contesto economico sociale sempre molto difficile. Uomini e donne che non hanno ceduto al particolarismo, altro vizio meridionale, ma che sono stati in grado di aggregare, di «suonare insieme», prendendo a prestito le parole del maestro Riccardo Muti, «come in una sinfonia».

Vogliamo raccontare il Mezzogiorno che ha accettato la sfida, che è uscito dalla nicchia, che non attende aiuti ma che si è adeguato e ha anche superato la concorrenza internazionale senza adagiarsi su quella rendita improduttiva, uno dei grandi cappi attorno al collo della crescita al Sud. Un racconto lontano dagli stereotipi, dalla narrazione cupa che, negli ultimi anni, è diventata oramai un cliché, a volte anche di successo, ma pur sempre un cliché di parte. Un viaggio tra alcuni modelli nella convinzione che lo spirito di emulazione non sia solo un rischio di fronte alle notizie negative ma possa diventare un contributo per allargare il perimetro del successo, per far sì che singole storie di eccellenza possano diventare un sistema. Un’orchestra composta non solo da primi violini, che non mancano, ma da tutti gli strumenti necessari con il fine di trasformare uno spartito economico-sociale cacofonico in un’armonia di successo diffuso. Guardare ai migliori per alzare una media, è bene non dimenticarlo anche quando si focalizza l’attenzione su modelli vincenti, in troppi parametri ancora in fondo alle classifiche: dalla sanità all’occupazione, dalla scuola alla produttività.

Mettere in evidenza il successo può dare una mano concreta ad abbattere quei «muri invisibili difficili da scalare» come ci ha confessato Pierfrancesco Onnis, 26enne studente della Apple Academy di San Giovani a Teduccio, raccontando del suo primo successo imprenditoriale. A Malta, con la sua start up, vende spazi e negozi temporanei a chi commercia on line e ha trovato un investitore che crede in lui e nel suo team. Pierfrancesco è il più giovane degli ospiti che si alterneranno questa mattina sul palco del Mattino. Tra i tanti uomini e donne che hanno già raggiunto traguardi internazionali e sveleranno la loro esperienza abbiamo voluto aggiungere anche la sua esperienza proprio perché è all’inizio. Uno dei numerosi segni di forte di vitalità del Mezzogiorno che in questi ultimi anni si è distinto per la nascita di start up e spin off nel panorama nazionale. Una vitalità che va coltivata non con vecchie misure di assistenza ma con supporti di sistema. Una voglia di sfida che non va repressa da una burocrazia troppo lenta e dalla rendita di posizione. Una vivacità che va accompagnata e innaffiata come sta facendo in questi anni l’Università Federico II attraendo le accademie di multinazionali straniere e, da ultimo, con l’istituzione della sezione meridionale della Scuola Normale di Pisa. 

«Capacità di programmare, visione strategica, non limitarsi a gestire l’esistente e l’indispensabile necessità di immaginare il futuro senza però dimenticare le origini» sono le ricette che hanno segnato la carriera di Nicola Giuliano, il produttore napoletano de «La grande bellezza». Sul palco dell’Academy a Hollywood, durante la notte degli Oscar, un attimo prima di ricevere la statuetta, ci ha confessato di essere riuscito a dire al regista Paolo Sorrentino e all’attore Toni Servillo solo poche parole: «Ricordiamoci sempre da dove veniamo». 

Questo è il Mezzogiorno che vogliamo raccontare e che troppo spesso viene dimenticato o offuscato da una narrazione frettolosa, attratta dal facile stereotipo con il risultato di rappresentare il Sud d’Italia come una sorta di «bad company» del Paese. Ci sono (tante) storie di uomini e donne che invece dimostrano il contrario. 


Venerdì 7 Dicembre 2018, 06:00
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