Dal Club Italia alla giustizia, il nuovo calcio di Gravina: «Niente rivoluzioni ma progetti calati nella realtà»


Il calcio che verrà. “Cento giorni di cose fatte”, racconta la brochure della Federazione, in realtà i giorni del nuovo governo guidato da Gabriele Gravina sono 145, ma l’azione per ridare credibilità al sistema è già a buon punto. “Non stiamo facendo la rivoluzione, ma lavoriamo in prospettiva con progetti calati nella realtà senza rischio di rigetto”, spiega il presidente scortato nella chiacchierata dal suo vice vicario, Cosimo Sibilia.

Club Italia

E’ ormai una realtà. Gravina sta aspettando la risposta di Luca Vialli che, se accetterà l’incarico, diventerà il capo delegazione della Nazionale di Mancini. I tempi si allungano “ma resto ottimista” dice il presidente. “Luca sta facendo le sue riflessioni”, ma la Figc spera di avere una risposta definitiva prima del 2 aprile, giorno del prossimo Consiglio federale. Intanto il Club Italia è realtà. Il presidente sarò lo stesso Gravina, nel board i quattro palloni d’Oro, Rivera (che sarà il coordinatore), Paolo Rossi, Cannavaro e Baggio (che non ha ancora sciolto le riserve), il presidente del Settore tecnico Albertini e il presidente degli allenatori Ulivieri. Varata la sezione Legend, che sarà coordinata da Cabrini. Il segretario generale sarà Mauro Vladovich. Su suggerimento di Urbano Cairo, che ha partecipato al tavolo della riforma insieme a Marotta in rappresentanza della Lega di A, sarà potenziato il canale azzurro. L’Italia è un brand che tira.

Seconde squadre

L’argomento sarà affrontato in un convegno organizzato dalla Lega Pro, in programma venerdì a Torino allo Stadium, e a cui parteciperà lo stesso Gravina, ma anche Andrea Agnelli, Giuseppe Marotta e molti dirigenti di club. “Bisogna capire qual è l’orientamento dei club”, dice il numero uno della Figc, che per primo ha imboccato questa strada ma che non ne condivide l’attuazione voluta dal commissario Fabbricini. “Primo perché ha aderito solo la Juventus, secondo perché 23 anni sono un limite troppo alto, terzo perché bisognerebbe che fosse aperta solo agli eleggibili”, cioè a quei giocatori di interesse Nazionale. “Strutturata così, tanto vale ragionare sulle multiproprietà che sono in aumento”, la provocazione di Gravina.

Giustizia Sportiva

Un capitolo annoso. La situazione critica che si è verificata nella scorsa estate ha imposto una rivisitazione profonda del Codice di giustizia sportiva. L’obiettivo è avere tempi certi e celeri e l’individuazione di una attenuante nella responsabilità oggettiva di quelle società che mostreranno di essere modello di organizzazione, gestione e controllo. Saranno considerati anche gli atti dissociativi posti in essere dalle società nei confronti dei soggetti autori di violazioni.

Cose fatte

Le nuove licenze Nazionali, per la prima volta approvate con sei mesi di anticipo rispetto al passato (fissata al 24 giugno la data per la presentazione dei documenti per iscriversi al campionato). E ancora nuove norme contro la violenza sugli arbitri, lotta al razzismo e alla discriminazione territoriale attraverso norme mirate e snelle, promosso il rinnovamento inderogabile delle infrastrutture, e varata la potenziale riforma dei campionato (dalla stagione 2019-2020 il numero delle squadre partecipanti ai campionati di serie A, B e C può essere ridotto in maniera non inferiore a 18, 18 e 40 su richiesta delle singole Leghe e con l’approvazione del Consiglio federale). “Siamo partiti e non ci vogliamo fermare”, spiega Gravina. L’obiettivo è ridare credibilità al calcio. Gonfiare il pallone che si era sgonfiato.

14 marzo 2019 (modifica il 14 marzo 2019 | 18:07)

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