Dal clima alle tasse, le ricette per curare il mondo


Quando era all’Universit a Nuova Delhi, nel 1991-92, l’India ha sofferto una grande crisi economica con un duplice deficit commerciale e fiscale e il crollo della rupia. Intervenne il Fondo monetario internazionale con un aiuto finanziario. Quell’evento mi ha spinto a interessarmi all’economia internazionale e ancora oggi influenza il mio modo di pensare, racconta Gita Gopinath, 47 anni, indiana con passaporto americano, docente a Harvard University e da gennaio nuovo capo economista del Fmi. Dopo dieci uomini che hanno ricoperto quella posizione, la prima donna. Scelta da Christine Lagarde, l’avvocata e politica francese che guida il Fondo dal luglio 2011. Annunciando la sua nomina, lo scorso ottobre, la direttrice del Fmi l’ha definita un’economista eccezionale, con credenziali accademiche impeccabili, una comprovata esperienza di leadership intellettuale e vasta esperienza internazionale. Luned scorso, presentandola al World Economic Forum di Davos, dove Gita ha debuttato nella sua nuova veste, per illustrare l’aggiornamento delle previsioni economiche mondiali del Fondo, Lagarde ha confessato di essere straordinariamente entusiasta ed elettrizzata di avere Gita nella sua squadra e di lavorare insieme. Forse se non ci fosse stata un’altra donna al vertice non sarebbe successo — ammette Gita, chiamata dal Fondo per un colloquio —. Non so chi e quanti fossero gli altri candidati per la posizione di capo economista, ma i rumor dicono che non fossi l’unica donna in gara. Lagarde una donna fantastica, da sempre lotta per la parit e per promuovere la diversit. Che non solo di genere, ma in questo caso anche geografica. Il precedente numero uno del Fondo, il francese Dominique Strauss-Kahn, aveva chiamato l’economista francese, Olivier Blanchard. Le donne in economia sono pronte per occupare questi incarichi da molto tempo. Per fortuna il mondo sta cambiando e riconosciamo che sul merito solo una donna pu lavorare, sostiene. Gita nata a Calcutta, ma cresciuta a Mysore, in Kerala, dove vivono ancora i genitori. Sono andata negli Stati Uniti per continuare a studiare, racconta. Ma ancora legatissima alle suo Paese e dal 2016 advisor economica del primo ministro dello stato indiano (chief minister). Dopo l’universit e un Master in Economia alla New Delhi School of Economics, ha conseguito un master alla Washington University e un dottorato di ricerca (PhD) a Princeton University. Poi entrata nel mondo accademico: prima assistente alla Business school dell’Universit di Chicago, poi la cattedra a Harvard. Casa a Boston, dove vive suo marito, un economista indiano, direttore esecutivo del Poverty Action Lab del Mit, e dove studia il figlio adolescente. Adesso che lavoro al Fmi faccio la pendolare con Washington ogni weekend, quando non sono in viaggio — spiega —. Che cosa sogno per mio figlio? In questo momento che mi ascolti! Ha quasi 16 anni ed terribilmente indipendente. Quello che voglio per lui una vita di appagamento e felicit. Mentre parla, si capisce dalla luce nei suoi occhi che Gita ha realizzato un sogno. Lavorare al Fmi mi offre la possibilit di lavorare sul campo, di mettere in pratica quello che finora ho insegnato all’Universit. Le sfide non sono poche. E, per certi aspetti, pi grandi di un tempo. L’obiettivo resta la stabilit finanziaria, ma il Fondo ha notevolmente ampliato la sua sfera d’azione. Oggi ci occupiamo anche di climate change, perch diventato un rischio serio tenuto in considerazione perfino dalle banche centrali, visto che rappresenta una minaccia per l’economia, sostiene. L’altra sfida il ripensamento della globalizzazione. Oggi viene rimessa in discussione. Il problema che gli scambi internazionali hanno danneggiato alcuni Paesi. Anche nel migliore dei mondi possibili e con leggi eccellenti il commercio internazionale porta vincitori e vinti. Per questo deve essere accompagnato da politiche nazionali. E’ stato capito troppo tardi. I leader politici hanno riconosciuto che il commercio internazionale era diventato un problema serio, solo quando il malessere e il disagio di una fetta crescente della popolazione sono diventati insopportabili. Un errore. Negli Stati Uniti, ad esempio, le persone non hanno perso soltanto il lavoro, ma hanno visto un impatto sulla propria salute. Ma c’ una generale preoccupazione su come affrontare l’infelicit e la paura che agitano la societ. Come dimostrano anche le proteste di strada dei gilet gialli in Francia. Una strada per governare meglio la globalizzazione una discussione internazionale, ad esempio in sede del Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, e di G20, per rivedere, tra l’altro, le regole globali sulla tassazione. Ma occorre agire in fretta, perch la prospettive deteriorano. Le nostre previsioni indicano un rallentamento della crescita globale, che nel 2019 si fermer al 3,5% rispetto al 3,7% del 2018. Non una recessione, spiega l’economista indicando tra i rischi maggiori, le tensioni legate alla guerra commerciale tra Usa e Cina e il peggioramento delle condizioni finanziarie. Tra le minacce che mettono in pericolo l’economia globale, il Fondo segnala, per, anche la politica fiscale dell’Italia, di cui ha tagliato le stime di crescita allo 0,6% rispetto all’1% stimato in autunno. Non si sopravvaluta il peso di Roma? L’Italia rappresenta uno dei rischi aggiuntivi — precisa Gita —. Nel nostro rapporto citiamo il rallentamento cinese; l’incertezza sulla Brexit, che ha gi avuto un impatto negativo sugli investimenti e in caso di no deal potrebbe far calare il Pil britannico tra il 5 e l’8%; il prolungato Shutdown americano. E anche l’Italia resta una preoccupazione, per la salute della finanza pubblica e la stabilit del sistema bancario, dopo il rialzo degli spread. Un periodo protratto di rendimenti elevati causerebbe ulteriore stress agli istituti di credito, grandi compratori di Btp, peserebbe sull’attivit economica e peggiorerebbe la dinamica del debito, spiega il Fmi




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