Cuneo-Pinerolo, la tappa leggendaria torna al Giro d’Italia


Assenti (giustificati) solo Fausto Coppi — fa le veci il figlio Faustino — e Gino Bartali: tutte le grandi coppie che hanno fatto la storia del ciclismo degli ultimi cinquant’anni sono ordinatamente in fila al buffet del nobile Circolo Sociale 1806 di Pinerolo. Gimondi (giacca e cravatta) e Merckx (giacca senza cravatta), Moser (maglione) e Saronni (grisaglia), Froome (total black) e Nibali col fazzoletto nel taschino. Poi gli iridati Cipollini e Kwiatkowski, il grande Bitossi, il piccolo Chiappucci, Aru, Basso, Balmamion, Savoldelli e Zilioli. Totale: 6 campioni del mondo, 10 vincitori di una trentina tra Giri d’Italia e Tour de France.

Si celebra, su invito del mecenate locale Elvio Chiatellino, la Cuneo-Pinerolo del prossimo 23 maggio che copia il nome (a 70 anni dal suo svolgimento) della leggendaria tappa del Giro 1949. L’enigmatico boss di Sky, Dave Brailsford, non conferma («Parliamone fra un paio di settimane, quando avremo deciso») la notizia più attesa: la presenza alla corsa rosa di Geraint Thomas, che il team inglese avrebbe convinto a doppiare il Tour. Il vincitore uscente, Chris Froome, è loquace e di buon umore: «La vittoria sul Colle delle Finestre l’anno scorso — spiega — è stata la più bella impresa di un giorno della mia carriera: un mix di tempismo, coraggio, fortuna. Un ricordo straordinario. Amo il Giro e non finirò la mia carriera senza correrne almeno un altro. Quest’anno di sicuro ci sarà il nostro Egan Bernal: è giovanissimo ma così pieno di talento che può vincere». Chi il Giro vuole conquistarlo per la terza volta è Vincenzo Nibali («Basta con questa storia della doppietta col Tour. L’obbiettivo stagionale è rosa»), chi vuole fare molto bene è Aru: «Il Giro è legato alle mie prime grandi imprese, ci torno per ripartire alla grande».

Quando venne rivelata dal direttore del Giro Mauro Vegni, la Cuneo-Pinerolo 2019 fece storcere il naso a qualcuno. Giudicata da molti come la tappa più bella della storia della corsa, quella del 1949 vide Coppi involarsi tutto solo lungo Maddalena, Vars, Izoard, Monginevro e Sestriere rifilando oltre 11’ a un tramortito Bartali. Erano le montagne della leggenda. Quella di quest’anno prevede una sola ascesa: il misconosciuto Montoso, a 30 chilometri dal traguardo. «Il percorso del 1949 — spiega Vegni — è per tanti motivi, compreso lo sconfinamento in Francia, attualmente improponibile. Ma quella di Pinerolo sarà tutto meno che una tappa banale. La salita ha il 9% di pendenza media su 9 chilometri e prima del traguardo c’è il muro di via dei Principi di Acaja, che sfiora il 20%. A vincere qui sarà un signor corridore».

24 gennaio 2019 (modifica il 24 gennaio 2019 | 22:32)

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