Cristiano Ronaldo, le uova d’oro e l’etica flessibile –


Le torme dei social hanno nel frattempo già dato il meglio e il peggio di sé. Il sarcasmo corre a fiumi, su tutte l’immagine del Cristiano più facoltoso del pianeta che estrae dal taschino la mancia per il ragazzo spazzola, i 20mila euro di multa inflitti da quei cattivoni dei giudici Uefa, cifra che lui guadagnerà all’incirca da qui alle prossime due ore, anche quando dorme nel suo pigiama di seta e bottoni di madreperla, nel suo letto a dodici piazze e petali di rosa, più che mai immarcabile dai comuni mortali e tutti a chiedersi che cosa mai sogni uno come Cristiano Ronaldo, ammesso che i sogni siano desideri? Come vogliamo chiamarla? Sentenza morbida? Io la chiamerei sentenza ipocrita, codarda e per nulla esemplare, da parroco di provincia, l’equivalente di un paternostro e due avemaria. Difficile immaginare che possa funzionare da dissuasore per lui e i suoi compari dalle uova d’oro e dai los huevos d’acciaio.

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Volendo cercare il pelo più che mai nell’uovo, che di questi tempi è la regressione fetish e fetente dell’uomo, una giurisprudenza più sottile avrebbe individuato una differenza tra i los huevos di Simeone e quelli di Cristiano Ronaldo. Non tanto nella dimensione, gigantesca di entrambi sulla fiducia, ma sul movente, dunque diversificando le multe. Pablo avrebbe agito sulla scia di una “tempesta emotiva” (alibi ai giorni nostri molto utilizzato dai giudici per dimezzare le pene di uxoricidi confessi) mentre, nel caso di Cristiano, è ipotizzabile la premeditazione. La vendetta meditata e poi consumata a freddo due settimane dopo, vantaggio dei propri adoratori di huevos.

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Perché sentenza meschina e codarda? Perché vuole salvare le apparenze, ma non sfiora nemmeno la sostanza. La mia idea? Pablo e Cristiano andavano squalificati per un mese almeno, ad essere un poquito esemplari. Se tu dici che lo stadio è aperto a tutti, uomini, donne, bambini e transgender inclusi non devi ammettere atti che possano offendere la sensibilità di nessuno. Se gli stadi sono o devono diventare questi, allora hanno ragione gli islamici e le loro logiche di esclusione. Nemmeno la tempesta emotiva e la furia testosteronica possono giustificare l’ostentazione così scimmiesca dei propri testicoli, a meno che tu non sia una scimmia. Gesto, che per il solo fatto d’averlo involontariamente e passivamente testimoniato, ti degrada a uno di loro, aggiunge una soffocante palata di fango al tuo disperato tentativo di sottrarti alla volgarità dei tempi. Nella quale includo tante altre cose, vedi i teatrini di esultanza studiati a tavolini per tifosi sempre più ridotti al rango di figuranti alias burattini.

A proposito di tifosi. L’altro tema è quello dell’etica flessibile. Siamo più che mai il Paese dei campanili, qualche volta dei campanelli. Lo stesso gesto, penso non solo agli huevos, ma anche alle manitas, alle manette o al fallo omicida, diventa un’insopportabile provocazione o un magnifico gesto di appartenenza, a seconda della maglia che vesti e della caviglia che tocchi. Più che mai flessibile l’etica dei club, la Juventus in questo caso. Uno statuto implacabile che non ammette il tatuaggio, il brillantino o il capello lungo (l’avete riconosciuto Perin in porta a Genova? Io no, sulla fiducia) ma sorvola su tante strapazzate uova, fa firma del suo campione che dovrebbe dirsi e darsi esempio. Grande occasione perduta. Surclassare la giustizia pelosa Uefa, esecrando pubblicamente il suo campione e comunicandogli una giornata di squalifica almeno, oltre che una multa adeguata, due milioni di euro direi. Per un mondo migliore.


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