Costruzioni: sindacati in piazza, per lo «sciopero per la vita» Le grandi imprese in fallimento


Sciopero per la vita: il grande striscione che sventola a Piazza del Popolo a Roma sintetizza le ragioni della manifestazione degli edili. Lavoro, investimenti, ripresa, futuro l’altro slogan della giornata promossa da Fillea, Filca e Feneal. Rilanciamo il settore per rilanciare il Paese, Ricostruiamo l’Italia, rimettiamo in sicurezza il Paese, queste sono le altre parole d’ordine dei lavoratori dell’edilizia e dell’indotto. A Piazza del Popolo stato ricostruito anche un piccolo tunnel che rappresenta la Tav: Oggi i lavoratori tutti a casa. A fianco anche i minatori del Terzo Valico: Noi costruiamo, non distruggiamo il loro messaggio.

Lo sciopero sta riuscendo nelle fabbriche e nei cantieri – dichiara Alessandro Genovesi segretario generale della Fillea Cgil – alle 13.30 saremo a Palazzo Chigi e ci arriveremo con la nostra piattaforma sulla quale misureremo le distanze tra noi e il governo. Se pensano che la risposta sia la liberalizzazione del subappalto e la deregolamentazione, la strada imboccata sbagliata. Al termine – ha aggiunto – valuteremo se continuare il confronto o proseguire la mobilitazione. Questa situazione – ha spiegato ancora Genovesi dovuta alla crisi finanziaria e alle scelte del governo che ci hanno fatto ripiombare nella crisi: il settore dimezzato e i numeri sono da dopoguerra.

Si fa presto a dire fermiamo tutto e rifacciamo i conti, ma anche i ripensamenti hanno un costo: il tira e molla sulle opere in corso ha dato il colpo di grazia ad un intero settore. Giugno 2018, s’insedia il nuovo governo e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli decide di stoppare i finanziamenti a tutte le grandi opere gi in corso o programmate: dal tunnel del Brennero (appalti per un valore di 5,9 miliardi), alla pedemontana veneta (2,3 miliardi), dall’alta velocit Brescia-Padova (7,7miliardi), al Terzo Valico tra Genova e Milano (6,6 miliardi), oltre alla Torino-Lione. Il ministro vuole rivedere il rapporto costo-benefici. Dopo sei mesi di conti, il 17 dicembre, ha scoperto che con il Terzo Valico (opera urgente, con cantieri aperti da anni) meglio andare avanti. Le altre opere, a parte la discussa Torino-Lione, dove in ballo ci sono i finanziamenti europei, ad oggi sono ancora bloccate. Nel frattempo le imprese di costruzioni, che stavano gi sul lastrico, sono a rischio fallimento.

Da luglio a dicembre hanno fatto richiesta di concordato Astaldi, Grandi Lavori Fincosit di Roma, la Tecnis di Catania e, da ultimo, la pi grande cooperativa italiana, la Cmc di Ravenna. Per Condotte andata peggio: finita in amministrazione straordinaria per evitare la liquidazione degli asset. Operai, manovali, carpentieri, ingegneri, geometri: zero. Al lavoro non c’ pi nessuno, perch nessuno viene pi pagato. Quindici delle prime 20 imprese sono in stato pre-fallimentare o in forte stress finanziario perch le entrate previste sono bloccate, mentre le uscite nei confronti dei fornitori che continuano ad accumularsi stanno costringendo molti piccoli imprenditori a chiudere.


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