Costruire una nazione digitale, partiamo dalle imprese


Il 2018 l’anno del grande reset, un anno di grandi cambiamenti, del rapido emergere di nuovi protagonisti dell’economia digitale e, in parallelo, dell’affermarsi di un’intera nuova classe di governo, con nuovi orientamenti e priorit. In questo scenario di discontinuit, la digitalizzazione sempre pi un obiettivo imprescindibile per garantire la crescita del Paese e valorizzarne le eccellenze.
Ma come costruire una “Digital Nation”? Come accelerare il processo di innovazione delle imprese, di semplificazione e modernizzazione della P.A, di creazione di un nuovo Welfare attraverso il digitale?
Il rapporto DIGITAL ITALY 2018: Costruire una Nazione Digitale, presentato luned 26 novembre in Campidoglio a Roma, fotografa la situazione dell’innovazione italiana in tutte le sue componenti e offre stimoli alla messa in atto di azioni concrete e alla valorizzazione delle eccellenze.

L’analisi

Il campione della ricerca (113 aziende) composto principalmente da grandi aziende (68% del campione), il restante da Pmi. Per quanto riguarda i settori di appartenenza, le percentuali pi rilevanti sono connesse ai servizi (36%) e industria (20%); il 18% appartiene invece al settore pubblico, il 12% al settore finanziario e l’8% alla distribuzione.
Dai risultati emerge che la funzione IT (information technology) in azienda sollecitata dal business soprattutto rispetto allo sviluppo di nuove applicazioni e funzionalit (67%), cos come all’aggiornamento di sistemi e applicazioni (53%). Per quanto riguarda la raccolta e analisi dei dati, queste attivit non vengono comunemente svolte da chi si occupa di IT: solo il 26% dei responsabili IT dichiara di essere coinvolto in attivit di supporto nella reperibilit, raccolta e analisi dei dati interni e esterni all’azienda; questo pu essere dovuto da un lato alla diffusione ancora contenuta di queste attivit e in alcuni casi alla presenza, soprattutto nelle grandi aziende, di funzioni e figure specifiche dedicate.
Sembra quindi si stia delineando una dicotomia tra la richiesta del business in direzione dello sviluppo di applicazioni “data intensive” e l’orientamento pi tradizionale delle strutture interne di It, focalizzate soprattutto su iniziative nell’ambito del consolidamento dell’infrastruttura ICT (70%) e della razionalizzazione e ammodernamento del parco applicativo (65%).
La funzione IT continua dunque ad avere in azienda un ruolo orientato a migliorare quanto installato sui pc, attraverso lo sviluppo di nuove funzionalit e all’aggiornamento di sistemi e applicazioni. Quello che emerge che gli investimenti nell’area dati tendono quindi a svilupparsi attraverso altre strade, spesso collegate direttamente alle funzioni di business, si legge nel report, Infine, se il 64% delle aziende dichiara che meno del 10% della spesa IT effettuata senza il coinvolgimento dell’area IT, proprio l’attivit di gestione e analisi dati da parte dell’IT ha ancora un taglio tradizionale, orientata soprattutto all’analisi interna dei core data (dati strutturati provenienti soprattutto dall’ambito finanziario e commerciale), con strumenti quali le piattaforme di Business Intelligence (55%) e con strumenti avanzati di Business Analytics (13%).
In futuro sicuramente qualcosa cambier, anche perch il 36% delle aziende dichiara di considerare i Big Data e gli Analytics come aree di maggiore investimento per il futuro.Emerge poi una generale tendenza all’esternalizzazione dell’attivit di software development, con il 61% della spesa rivolta all’esterno rivolta per lo pi allo sviluppo del parco software esistente, mentre maggiore attenzione rivolta allo sviluppo di nuove applicazioni.

27 novembre 2018 (modifica il 27 novembre 2018 | 13:54)

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