Cospirazioni, veleni e minacce di morte: il tiro mondiale vota nel caos


Centrati tutti i piattelli disponibili, alcuni membri dell’olimpica Federazione Internazionale di Tiro (Issf) hanno mirato dritto al fair play. Obbiettivo raggiunto: sulla quadriennale assemblea elettiva che inizia giovedì all’Hilton Park Hotel di Monaco di Baviera tra cospirazioni e veleni, sono costrette a vigilare le forze speciali della polizia tedesca, fatto senza precedenti nella politica sportiva.

Uno dei due candidati forti alla presidenza, l’italiano Luciano Rossi, avrebbe infatti ricevuto minacce di morte e informazioni su un tentativo di rapimento della figlia Fiammetta, atleta azzurra. Il fatto che il suo rivale per la poltronissima degli sparatori sia il magnate russo dell’acciaio Vladimir Lisin, per la rivista Forbes il 57esimo uomo più ricco del mondo, aggiunge un tocco d’inquietante esotismo.

Al centro della vicenda c’è il tiro a volo, specialità nel consesso dei Giochi fin dal 1900, quando al posto degli incolpevoli piccioni si cominciò a sparare ai piattelli d’argilla. Disciplina di nicchia che all’Italia ha regalato grandi soddisfazioni e un quarto posto nel medagliere olimpico azzurro (dopo scherma, ciclismo e atletica) con 16 ori, 15 argenti e 11 bronzi. Luciano Rossi, umbro, 65 anni, del tiro è un boss: ex atleta, agricoltore prestato alla politica (deputato e poi senatore con Forza Italia dal 2000 al 2017), governa la Federazione nazionale e vice presiede quelle europee e mondiali ininterrottamente da un quarto di secolo. Per non farsi mancare nulla, Rossi produce piattelli (che fornisce in abbondanza ai nostri tiratori tramite le società Tora ed Eurotarget) e ha ospitato ripetutamente gli azzurri nel suo splendido shooting resort di Todi intitolato al padre Nando, pure lui asso del tiro.

Lasciata la politica vera, Rossi ha deciso di puntare tutto su quella sportiva e sull’unica poltrona che gli mancava. Ma il suo iperattivismo non è passato inosservato. Nel 2017 la Commissione Etica dell’Issf l’ha processato e giudicato colpevole di gravi violazioni al codice d’onore, rifilandogli tre anni di squalifica e quindi bloccando la sua candidatura elettorale. Troppi conflitti d’interesse, troppo pesante la sua azione di lobbying con le aziende del settore contro chi, come il russo Lisin, vuole cambiare le regole del tiro eliminando cartucce e piattelli (che fanno rumore e inquinano) e sostituendoli con sofisticate tecnologie laser. «Una progressiva marginalizzazione delle armi da fuoco — ha tuonato Rossi in un’intervista — non mi troverà mai disponibile».

Così il nostro ha presentato ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna che, un mese fa, ha emesso una sentenza singolare: le colpe del candidato italiano sono gravi e il conflitto d’interessi evidente, ma la squalifica è viziata dal chiaro intento di farlo fuori come avversario politico. La pena sia ridotta a sole venti settimane di squalifica — hanno sentenziato i giudici svizzeri — e Rossi venga riammesso a una tenzone dove giovedì si presenterà forte ma non fortissimo. Il magnate Lisin è infatti sostenuto dal presidente uscente, il messicano Olegario Vázquez Raña — inchiodato alla poltronissima da ben 40 anni — e dalle Federazioni di molti paesi emergenti. A fianco di Rossi chi ama il tiro a volo tradizionale, l’odore di polvere da sparo, il rumore dei piattelli che vanno in frantumi. E chi ancora piange per l’esclusione dal programma olimpico del double trap, che tante medaglie ha regalato all’Italia e non sarà riproposto da Tokyo 2020, sostituito dal doppio misto.

Il colpo di scena preelettorale sono le mail, anonime e ricattatorie. «Descrivevano — spiega Rossi — un piano per uccidere me e mia figlia Fiammetta e chiedevano soldi per rivelare i dettagli. Siamo nelle mani delle forze dell’ordine, non ci facciamo intimidire. Il ruolo da protagonista che l’Italia poteva giocare nello scenario internazionale di questo sport con la mia candidatura può aver infastidito qualcuno». Se le minacce giocheranno a suo favore o meno, se il tiro a volo resterà reale o diventerà virtuale, lo sapremo sabato, a urne chiuse.

27 novembre 2018 (modifica il 27 novembre 2018 | 23:29)

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