Contratti a termine, Durigon: «Pronti ad adeguare il decreto Dignità»


Tra gli addetti ai lavori la voce circolava da giorni ma ieri il sottosegretario Claudio Durigon intervenendo a un convegno organizzato dallo studio legale Dla Piper e da Adecco ha confermato che il governo sta ragionando sulle causali dei contratti a tempo determinato cercando «una soluzione più adeguata a quello che chiede il mercato». Soluzione che dovrebbe valorizzare il ricorso alla contrattazione tra le parti. Vedremo nei prossimi giorni cosa maturerà ma intanto va segnalato come la sortita di Durigon dia risposta alle richieste pervenute da più parti.

Novità legislative a parte il mercato del lavoro sta già dando risposte adattive alle norme volute dal ministro Luigi Di Maio e che avevano trovato la fiera opposizione delle associazioni imprenditoriali. Il caso in esame è quello del Nordest: nei giorni scorsi le rilevazioni di Veneto Lavoro sull’andamento dei contratti di lavoro nel quarto trimestre del ‘18 avevano generato polemiche e divergenti opinioni. Il ministro aveva poi calcato la mano sostenendo che proprio quei dati dimostravano l’inconsistenza delle previsioni catastrofiste circolate sugli effetti della legge Dignità.

Un esame attento dei dati porta a circoscrivere il caso Veneto che ha visto comunque diminuire i contratti a termine in tre mesi del 65,6% e aumentare le stabilizzazioni del 6,2%. È evidente che tra i due numeri c’è sproporzione ma per chi non ama la propaganda politica e preferisce ragionare sulle cose quel +6,2% richiedeva un supplemento di indagine. Ed è stato il Corriere del Veneto a trovare la spiegazione dell’incremento segnalando il ricorso delle imprese al cosiddetto «staff leasing», norma introdotta per la prima volta dalla riforma Treu e poi ribadita dalla legge Biagi.

In sostanza è l’agenzia del lavoro che assume e stipendia direttamente il lavoratore che prima era a termine e che con questo passaggio può rientrare sul suo posto di lavoro senza essere colpito dalla nuove norme. Quindi è l’agenzia che si fa carico della flessibilità richiesta dall’azienda perché in caso di esubero può occupare i suoi dipendenti presso altre aziende pur osservando un preciso percorso. È previsto comunque che i lavoratori in staff leasing non possano essere più del 20% dell’organico.

I sindacati veneti a proposito del ricorso allo staff leasing hanno parlato di «escamotage» e di «opportunismo aziendale» e del resto c’è a Nordest una tradizione in materia che portò alla bocciatura di un referendum tra i lavoratori tenutosi alla Electrolux nel 2000. Il tempo è passato, le varie riforme del lavoro si sono sovrapposte giuridicamente, il governo gialloverde ha scelto una strada del tutto diversa ma il dibattito sullo staff leasing non sembra aver fatto grandi passi in avanti. Eppure senza volerlo prendere a modello è una formula che in determinate contingenze realizza quella famosa «flexsecurity» che invidiamo ad altri ordinamenti. Tutela infatti il lavoro, non ne disperde la professionalità e allo stesso tempo viene incontro alle esigenze dell’impresa. Non è poco.

25 gennaio 2019 (modifica il 25 gennaio 2019 | 09:29)

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