Condono, il rischio è azzerare gli incassi del Fisco per il 2019


Tutto parte da un numero impressionante che l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Ruffini, rivel in Parlamento: il totale dei tributi evasi e accertati nel corso degli anni, ma non ancora riscossi ammonta alla mostruosa cifra di 871 miliardi di euro. Ma di questa montagna solo 50 miliardi si potrebbero recuperare, spieg lo stesso Ruffini e ha ribadito di recente il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, alla Camera. Nella gran parte dei casi, infatti, si tratta di evasione scoperta molti anni fa e in capo a soggetti falliti, cessati, nullatenenti o rispetto ai quali le somme dovute non si riescono comunque a recuperare. Su questo residuo di magazzino aggredibile i governi Renzi e Gentiloni sono gi intervenuti con due operazioni di cosiddetta rottamazione delle cartelle esattoriali.

Chi aveva debiti col fisco (comprese multe e tributi locali) notificati tra il 2000 e il 2017 poteva mettersi in regola pagando a rate il dovuto ma senza interessi e sanzioni, uno sconto che in alcuni casi poteva superare il 50% della cartella stessa. Le due operazioni si sono rivelate un successo. Anche se la rottamazione bis ancora in corso (l’ultima rata si paga il prossimo febbraio) si stima che lo Stato incasser complessivamente una decina di miliardi, cio pi dei 9,2 (7,2 miliardi sulla prima rottamazione e 2 sulla seconda) inizialmente previsti, questo sempre che le ipotesi allo studio del governo Conte non interferiscano riducendo il gettito. Sulla scorta del successo delle prime operazioni l’esecutivo sta infatti pensando a una rottamazione ter. Che, secondo la bozza di decreto legge che circola, prevederebbe incassi di 11 miliardi in 5 anni (fino al 2023) ma con introiti pari a zero, anzi con un calo di 90 milioni nel 2019, a causa dei minori incassi che si avrebbero sulla riscossione ordinaria e sulla rottamazione bis in corso.

Tuttavia, secondo le stime del Tesoro, c’ ancora margine per raschiare il barile, soprattutto nella vasta area della piccola evasione. La scomposizione per fasce d’importo degli 871 miliardi teorici di crediti vantati dal Fisco verso circa 20 milioni di soggetti dice infatti che il 55,1% dei contribuenti ha debiti inferiori a mille euro, il 26,6% tra mille e 10mila euro, il 14,3% fra 10mila e 100 mila euro, il 3,1% tra 100mila e 500 mila euro mentre solo lo 0,9% dei contribuenti sta oltre questa cifra. Questo 0,9%, cio quasi 200mila soggetti, per titolare del 66,5% di tutte le somme teoriche da pagare al Fisco, cio circa 566 miliardi. Non ci sono scomposizioni relative al magazzino realmente aggredibile, cio ai 50 miliardi dei quali il Fisco potrebbe realisticamente rientrare. Ma i tecnici fanno osservare che le somme a debito pi grandi, ovvero gli evasori di maggiori dimensioni, sono pi frequenti nell’area giudicata non pi recuperabile perch stanno qui, per esempio, le aziende fallite o cessate.

In sostanza, la parte del leone, anche in una eventuale rottamazione ter sarebbe fatta dai contribuenti che hanno in carico debiti piccoli e medi. Raramente gli evasori realisticamente aggredibili hanno importi molto alti da restituire al fisco. In genere, i grandi evasori o l’hanno gi fatta franca o dovrebbero essere stanati dall’attivit ordinaria di lotta all’evasione.

Con la rottamazione ter potrebbe scattare anche la riapertura dei termini delle rottamazioni precedenti, consentendo a chi aveva aderito ma poi non aveva dato seguito al pagamento delle rate di rientrare, questa volta a condizioni ancora migliori, visto che la rateizzazione sarebbe di 5 anni. Insomma, una maxi rottamazione che dovrebbe appunto fruttare 11 miliardi. Alla quale si unirebbe un condono (saldo e stralcio) per integrare i redditi (fino a 500 mila euro) non dichiarati negli ultimi 5 anni pagando un’aliquota forfettaria.

9 ottobre 2018 (modifica il 9 ottobre 2018 | 15:32)

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