Commissione banche: la scelta meditata oltre un mese, così Mattarella ha evitato il conflitto


Perch servito pi d’un mese, al Quirinale, per firmare la legge che istituisce la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche? E perch, alla fine di un cos lungo esame, ha scelto la promulga con osservazioni (le cosiddette firme con riserva), in cui segnala precisi nodi critici? Non sarebbe stato meglio bocciare la legge, rinviandola alle Camere, come prevede la Carta? Che cosa significa, in concreto, affidare ai presidenti di Camera e Senato il compito di vigilare sul rispetto dei limiti derivanti dalla Costituzione e dall’ordinamento Ue? Fino a che punto quei due soggetti istituzionali possono imporre responsabilit ai partiti?

Sono queste le domande che si rincorrono, dopo il warning giuridico-politico inviato ieri dal capo dello Stato a Elisabetta Casellati e Roberto Fico. Le risposte sottintese alla lettera di Mattarella partono da un punto fermo e si concentrano su due esigenze: 1) mettere in piedi una commissione d’inchiesta , indiscutibilmente, nei poteri del Parlamento, che con questo strumento pu acquisire informazioni sulle crisi finanziarie anche per apportare eventuali innovazioni normative; 2) c’ per la necessit di una vigilanza particolare se e quando si intravvedesse che alcuni soggetti portatori di interessi politici intervengono, attraverso la commissione, sull’autonomia di Bankitalia, che fa parte del sistema europeo delle banche centrali e la cui natura indipendente risulta pertanto doppiamente tutelata; 3) poich dalle indagini potrebbero emergere profili di rilevanza penale tali da richiedere l’attivazione della magistratura ordinaria, va rimarcata pure l’esigenza di una non sovrapposizione con il compito dei giudici.

Ecco dove si nascondono le insidie maggiori segnalate dal presidente, che ha sottinteso l’acuto bisogno di affrontare la questione con saggezza e intenti onesti. L’esperienza, infatti, dimostra che, anche se dovrebbero essere macchine di accertamento della verit, le commissioni d’indagine possono essere strumentalmente orientate secondo tesi precostituite in chiave politica. E trasformarsi, come qualcuno teme, nei tribunali del popolo vagheggiati dall’ala dura dei 5 Stelle, per processi guidati magari da qualche sperimentato tribuno della plebe. Cosa che in un terreno come quello bancario risulterebbe rischiosissima per l’economia nazionale e per gli stessi equilibri finanziari dello Stato (che deve intervenire per salvare gli istituti bancari, com’ accaduto un po’ in tutto l’Occidente).

Non basta. La vaghezza – studiatamente senza limiti – dell’impegno attribuito alla commissione, unita a un orizzonte temporale esteso sino alla fine della legislatura, rischia di aprire la strada a un’indebita funzione di controllo dell’attivit creditizia e, insomma, a un condizionamento di fatto. Vale a dire che i commissari potrebbero coinvolgere qualsiasi banca privata, magari sanissima, solo per consumare vendette politiche e occupare spazi, aprendo conflitti con tutti. Perfino con la Bce di Draghi, si paventa, a costo di mettere a repentaglio la precaria tenuta del Paese, oltre ai valori costituzionali.

Data l’aria che tira, tutto ci spiega perch Mattarella abbia dato il via libera alla legge. L’alternativa sarebbe stata una sola: gliel’avrebbero rispedita tale e quale, e a quel punto avrebbe dovuto firmarla per forza. Ritrovandosi, di fatto, delegittimato e con un conflitto istituzionale aperto.


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