Come i ‘social’ e l’instabilità hanno cambiato il lavoro dei Millennials


Generazione Millennials: ovvero i giovani nati tra gli anni ottanta e i duemila, che a partire dall’anno prossimo rappresenteranno il 50% della forza lavoro a livello globale. Ma qual la loro ‘carta d’identit’ dal punto di vista professionale e quale approccio utilizzare per instaurare un rapporto di lavoro che dia buoni risultati? Nel libro Leading Millennials(ed. Egea e introduzione di Beatrice Bauer) Laura Baruffaldi,33 anni, lecturer di leadership, organization e human resources alla Sda Bocconi School of Management e docente presso il dipartimento di management e tecnologia dell’Universit Bocconi, fornisce una sorta di ‘vademecum’ ai capi azienda e ai manager pi senior per affrontare questa generazione molto diversa da quella precedente, spesso criticata e ‘incompresa’ e per mettere a frutto il potenziale dei collaboratori pi giovani, imparando a conoscerli e ad avere una relazione proficua con loro. Attraverso un’analisi approfondita del profilo dei Millennials, il libro vuole proporre alcune strategie per integrare i giovani all’interno dell’azienda anche sulla base di esperienze concrete.

I giovani di oggi cambiano lavoro se non hanno prospettive di carriera

Ma qual la principale ispirazione da cui nasce l’’opera’ prima della giovane ricercatrice, mamma di 2 bambine piccole, che crede fermamente nella ‘forza’ dell’educazione come motore di successo? ”Ci scontriamo spesso con il tema della ‘diversity’, una volta invece si veniva assunti basandoci sui quello che c’era scritto sul curriculum e il datore di lavoro non si faceva domande su quello che c’era di diverso nei candidati prescelti. Mentre oggi coloro che partono dalla prima occupazione sono disorientati, hanno un approccio differente nei confronti della vita e dell’impiego, anche perch i contratti spesso sono a tempo determinato, c’ quindi una percezione di maggiore instabilit e c’ una richiesta di pi flessibilit e di impegnarsi sempre moltissimo” racconta la Barruffaldi che rivela inoltre che i nuovi professionisti hanno la propensione a voler cambiare sempre il progetto su cui lavorano e l’azienda dove sono impiegati se non hanno pi prospettive di carriera. “Un fattore importante di cambiamento l’avvento della digitalizzazione e dei social media che ha determinato nei Millennials, la crescente esigenza di avere un continuo feedback sul loro lavoro a differenza di una volta che se non si ottenevano riscontri significava che tutto andava bene. Oggi c’ sempre bisogno di ottenere dei ‘likes’ come su Instagram o su Facebook. Bisogna quindi coinvolgere e appassionare le nuove ‘leve’ agli obiettivi aziendali, dando loro pi fiducia e credendo nelle loro capacit. Tra le altre differenze c’ inoltre un modo diverso di concepire la vita di questa generazione che sceglie un’occupazione che le possa garantire l’equilibrio vita-lavoro e il proprio stile di vita” aggiunge la docente della Bocconi.


http://xml2.corriereobjects.it/rss/economia.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *