Clima, emissioni di Co2 mai così alte E Cina, India e Usa pesano per l’85%


Ambiente, riscaldamento globale ed energia: arriva il ritorno alla cruda realt dopo le discussioni sui fridays for future della giovane Greta. Il tentativo di riportare l’attenzione sulle questioni concrete lo fa l’Iea (Agenzia internazionale dell’energia) con il suo report 2018 sullo status dell’energia globale e delle emissioni di CO2 . Un lavoro di raccolta (e commento) dei dati che mostra come i timidi segnali positivi degli anni scorsi siano rapidamente rientrati. In sintesi: nel 2018 i consumi di energia mondiale sono aumentati a un ritmo doppio rispetto al tasso di crescita medio dal 2010. Le emissioni di CO2 sono arrivate al nuovo massimo storico e se bisogna trovare dei responsabili sul banco degli imputati Cina, India e Stati Uniti vanno di diritto, visto che insieme sono la causa dell’85% dell’incremento netto della CO2.

A spingere i consumi di energia (+2,3%) stata la crescita globale delle economie mondiali, che ha mantenuto un ritmo superiore alla media registrata dal 2010 (+3,7% contro il 3,5%). Ma non solo: a contribuire all’incremento della domanda – almeno per un quinto secondo le stime Iea – ci hanno pensato le estati pi calde e gli inverni pi freddi che hanno colpito diverse zone del pianeta: il che si tradotto in pi energia per riscaldamento e per condizionatori d’aria. A ritagliarsi la parte maggiore nell’incremento stato il gas naturale (tanto che per l’Iea sarebbe da coronare come la fonte energetica del 2018), ma tutte le fonti di energia sono cresciute, con quelle di origine fossile a coprire ben il 70% della nuova domanda. Le conseguenze di questi scenari sulle emissioni, poi, sono una questione di proporzioni. L’energia pesa per due terzi sulle emissioni di gas serra come la CO2. E cos, dopo due anni di flessione (2015 e 2016) che avevano fatto pensare a un decoupling tra crescita e emissioni, l’ultimo biennio conferma il ritorno alla vecchia (e pericolosa) tendenza: l’aumento delle emissioni di CO2 stato dell’1,7% a quota 33,1 miliardi tonnellate. Un record storico. Come se in un anno si fosse aggiunto il prodotto in termini di gas serra di un’altra intera aviazione mondiale (e pari a 560 milioni di tonnellate).

Che cosa accaduto? Che i miglioramenti del passato in termini di efficienza e sviluppo di tecnologie low carbon non sono pi stati sufficienti a coprire gli effetti della domanda crescente. Neppure l’impetuoso sviluppo delle energie rinnovabili, cresciute lo scorso anno del 4%. La sola elettricit prodotta da impianti fotovoltaici (solare) aumentata nel 2018 del 31% e dal 2015 la sua capacit sostanzialmente raddoppiata. Ma non bastato. Negli anni dal 2010 un punto in pi di crescita produceva un aumento dei gas serra dello 0,3%, ora invece si saliti allo 0,5%. L’effetto del solo carbone utilizzato stimato responsabile di un aumento delle temperature di 0,3 gradi sul grado in pi che si registra dall’era preindustriale.

Il carbone, sempre il carbone? Secondo l’Iea gli impianti di produzione elettrica alimentati a carbone sono stati i maggiori responsabili del nuovo boom delle emissioni di CO2, che sono attribuibili a loro per il 30%. Il dato che emerge risulta preoccupante in prospettiva futura per un altro motivo: l’et media di quegli impianti, la cui stragrande maggioranza si trova in Asia, di soli 12 anni in media. Il che significa che data una vita utile di circa 40 anni potrebbero restare in attivit per altri 28 anni.

Si salva l’Europa (ma anche il Giappone)

Se si guarda alle aree geografiche a salvarsi sembra essere solo l’Europa, dove le emissioni di gas serra sono scese dell’1,3% (pari a 50 tonnellate). A trainare il continente stata la Germania, dove i consumi di petrolio e carbone sono caduti bruscamente e le rinnovabili hanno raggiunto una quota del 37% del mix elettrico. Record delle rinnovabili anche nel Regno Unito: le fonti green sono arrivate al 35% della generazione elettrica mentre la quota del carbone scesa a un minimo del 5%. In Giappone i gas serra sono scesi per il quinto anno consecutivo, anche per il ritorno in produzione di altri reattori nucleari. Diverso il discorso per le altre aree del pianeta, molto pi calde. In Cina il carbone ha causato un balzo del 2,5% delle emissioni a 9,5 miliardi di tonnellate (quasi il doppio degli Stati Uniti, a 4,9 miliardi). In India la crescita stata del 4,8%, divisa equamente tra il settore energia e quello trasporti e industria. Con un avvertimento: in India le emissioni pro capite restano il 40% di quelle medie globali. Negli Usa invece si registra un’altra preoccupante inversione di tendenza (+3,1%) rispetto al 2017. Malgrado l’incremento (negli Usa salito il consumo di petrolio) le emissioni usa restano intorno ai livelli del 1990 e il 14% sotto il picco toccato nel 2000.
La strada verso la decarbonizzazione non solo sembra allungarsi, ma si fa sempre pi stretta.


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