Cinquant’anni di tennis: il «pof pof» di Panatta è diventato un libro


La copertina
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Cinquant’anni fa, 22 aprile 1968. A 18 anni, testimone del suo tempo, Adriano Panatta assisteva da protagonista alla nascita del tennis Open, finalmente aperto a dilettanti e professionisti, senza più ghetti né steccati. Davidson (professionista) contro Clifton (dilettante), primo turno dei British hard court Championships di Bournemouth, in Inghilterra, è il match che proietta lo sport in una nuova dimensione. Dieci lustri dopo, entrato nella storia del tennis grazie all’anno magico 1976 (successi a Roma e Parigi, più la ciliegina della Coppa Davis in Cile) e consacrato nel pantheon degli eroi nazional-popolari italiani dal «pof pof» virale sbocciato dal cameo nel film «La profezia dell’armadillo», Adriano Panatta è autore (con l’amico di una vita Daniele Azzolini, bravo giornalista) di un libro che prende le mosse da quegli anni per lanciarsi in una cavalcata fino ai giorni nostri, autunno 2018, piena era di Djokovic, Nadal e Federer (citati in rigoroso ordine di classifica). «Il tennis è musica», editore Sperling & Kupfer (17,90 euro, 288 pagine), in libreria dal 6 novembre.

Diciottenne in un tennis che cambia vertiginosamente, impegnato a farsi largo con fioretto e cerebro nella giungla dei tornei juniores, Adriano è il futuro campione del nostro sport che assiste al Sessantotto ravviandosi il ciuffo e imparando in fretta , portatore sano di un’eleganza innata nonostante le origini popolari, cavaliere di un «motorino reticente» che usava per attraversare Roma fino ai campi del Tc Parioli, di cui il padre Ascenzio era custode. Dal primo Grande Slam di Rod Laver (1969) ai ragazzi della Next Gen (quasi) pronti a rottamare gli Immortali, Panatta e Azzolini ci portano in giro per i playground attraversando sfide leggendarie e sconfitte brucianti, sfoggiando colpi impossibili e mettendo in rete palle elementari, tratteggiando il profilo di campioni che per Adriano sono stati rivali e, spesso , amici (vedi Borg e Gerulaitis). Nel fuoco della scrittura, forse bruciata dalla foga, è evaporata l’ironia caustica di Panatta, quel tratto distintivo emerso anche in veste di attore (non c’è trucco e non c’è inganno: Adriano ha recitato se stesso). Sulla carta è rimasto un solo «pof» (il secondo, un po’, ci manca). E alla fine la cosa più divertente/interessante è la classifica dei migliori 40 tennisti di sempre, che avrebbe meritato commenti e argomenti. Si attende un seguito, dunque.

6 novembre 2018 (modifica il 6 novembre 2018 | 08:09)

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