Chi tocca Bankitalia fa male al Paese


Con la nomina a direttore generale di Fabio Panetta, e di Luigi Federico Signorini, Alessandra Perrazzelli e Daniele Franco a vice, si completa il Direttorio della Banca d’Italia. In attesa del decreto presidenziale, alcune piccate frasi del vice premier Matteo Salvini fan temere che ci paia una sconfitta a lui, che a febbraio voleva azzerare Via Nazionale, rea d’aver causato la crisi per difettosa vigilanza; parole che minano la fiducia di cui il Paese gode all’estero. Le dimissioni da direttore generale di Salvatore Rossi hanno aperto la via a un riassetto che conferma l’autonomia e la competenza della Banca ma spunta le critiche, dando la discontinuit chiesta dai contrari venti politici. Al vertice va lo sperimentato Panetta, non sgradito a parte della maggioranza; si tiene il punto su Signorini la cui conferma, fin l data per scontata, fu bloccata dal governo a febbraio. Il rientro dalla Ragioneria generale in Banca d’Italia di Franco libera una casella strategica e accontenta, se non il ministro Giovanni Tria, gran parte della maggioranza che lo vede come fumo negli occhi. La nomina di Perrazzelli, esterna ma gradita alla Banca, segnala discontinuit.

Un governo in perenne campagna elettorale dovrebbe ricordarlo; le beghe fra Roma, Milano e Pomigliano sono ascoltate anche oltre i muri del cortile. Chi tiene alle istituzioni lo ricorder ai vice premier: se la fiducia scende, sale lo spread, insieme alla bolletta degli interessi. questa a preoccupare non solo i remoti mercati; anche gli italici risparmiatori sentono quelle parole e prendono nota.
A novembre un nuovo presidente della Bce subentrer a Mario Draghi: i riservati contatti per la sua nomina sono ovviamente in corso, si ignora se con la nostra partecipazione. Se il governo non muta registro, faranno testo le parole dell’altro vice premier, Luigi di Maio, per il quale Mario Draghi, autentico interprete del grande progetto politico europeo avvelena il clima tifando contro l’Italia. Si affida alla cieca sorte chi pu solo sperare che la saggezza altrui supplisca alla propria insipienza; rischiamo di divenire ostaggi della fortuna.


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